Domani il voto sugli emendamenti in commissione. Buio pesto sulla posizione da tenere in Aula. Sul Nazareno pesa anche il boom dell’AfD in Germania. Ma l’ex presidente della Camera frena: «Questo ddl è un regalo della destra a Netanyahu»
Sulla posizione da tenere sul ddl Antisemitismo, che si prepara ad approdare in Aula alla Camera nelle prossime settimane, è buio pesto nel Pd. Il disegno di legge, alla riapertura dei lavori dopo la pausa estiva, è al centro dei lavori della prima commissione a Montecitorio, dopo la spaccatura già consumatasi al Senato con la defezione dei riformisti. E questa volta le posizioni all’interno del gruppo rischiano addirittura di essere tre (con l’incognita del voto della segretaria): se l’area riformista continua a spingere per il sì, in contrapposizione al fronte contrario che vede in prima linea l’ex presidente della Camera Laura Boldrini, dalle parti di Schlein comincia a farsi strada l’ipotesi di confermare la linea dell’astensione, alla luce anche dei risultati dell’ultradestra in Germania.
A gettare discordia tra i dem è sempre il richiamo alla contestata definizione di antisemitismo fornita dell’Ihra e adottata dal provvedimento: il pericolo, denunciano i più critici, è che la lotta alle discriminazioni finisca per incidere sulla libertà di critica verso Israele e il governo di Netanyahu.













