Domani il termine per gli emendamenti in commissione alla Camera, si va in Aula dopo l’estate. Campo largo pronto a ripresentare in blocco le modifiche bocciate a Palazzo Madama

Scade domani il termine per la presentazione degli emendamenti al ddl sull’antisemitismo in commissione Affari costituzionali alla Camera. Ma il copione appare già scritto: il centrodestra non intende modificare neppure una virgola del testo approvato dal Senato, mentre il campo largo si prepara a ripresentare in blocco le proposte di modifica già bocciate a Palazzo Madama. Gran parte erano state accolte o assorbite nel testo finale, ma resta sul piatto la definizione IHRA, vero pomo della discordia tra i dem.

Se i riformisti sono pronti a una riedizione della spaccatura andata in scena al Senato, con la componente schierata per il sì, dalle parti della segretaria Elly Schlein gettano la palla in tribuna: «La postura da tenere in Aula la decideremo a ridosso del voto, ma probabilmente sarà quella adottata al Senato», spiegano a Open. A Palazzo Madama, però, astenersi equivale sostanzialmente a votare contro. Non è così alla Camera, dove gli astenuti non vengono conteggiati ai fini della maggioranza. Tecnicismi che assumono un peso politico: a Montecitorio non va escluso che l’area più vicina alla segretaria chieda di passare direttamente al no. La resa dei conti, insomma, è soltanto rinviata.