La nuova classifica europea dell’EEA confronta 761 città in base al rischio per la salute legato a PM2.5, NO2 e ozono. In Italia, a distinguersi per la migliore qualità dell’aria sono due città sarde
Non basta più sapere quante polveri sottili respiriamo. Per capire davvero quanto sia sana – e malsana – l’aria di una città bisogna considerare un insieme di più inquinanti e, soprattutto, il loro impatto sulla salute di chi ci vive.
È questo il principio alla base della nuova classifica europea della qualità dell’aria nelle città, aggiornata dall’Agenzia europea dell’ambiente (EEA), che mette a confronto 761 centri urbani europei sulla base del rischio di mortalità associato all’esposizione prolungata a tre tra i principali inquinanti atmosferici: PM2.5, biossido di azoto (NO2) e ozono troposferico (O3).
Una fotografia molto più ampia rispetto al passato, che conferma un dato ormai difficile da ignorare: nonostante i progressi compiuti negli ultimi trent’anni, l’inquinamento atmosferico continua a rappresentare un rischio per la salute nella maggior parte delle città europee.
Fino al 2025, la graduatoria dell’EEA prendeva in considerazione essenzialmente le concentrazioni medie di PM2.5 registrate dalle stazioni di monitoraggio urbane e suburbane. Questo consentiva di includere circa 372 città e forniva inevitabilmente una visione parziale del problema. Ora la metodologia è cambiata e le città vengono classificate sulla base del rischio combinato di mortalità associato all’esposizione a lungo termine a PM2.5, NO2 e ozono, considerando i dati relativi agli ultimi due anni solari precedenti alla pubblicazione.








