Rimini, 8 settembre 2026 – "La paura c’è, certo che c’è. Però la serenità mi aiuta". Louis Dassilva non nasconde il timore che tutto possa ricominciare. Il processo d’appello, la possibilità di tornare al centro del caso Pierina Paganelli e, sullo sfondo, anche lo spettro del carcere.

Quasi tre mesi dopo l’assoluzione in primo grado per non aver commesso il fatto, il metalmeccanico senegalese torna a parlare in tv nella seconda parte dell’intervista rilasciata a Salvo Sottile, conduttore di “Ore 14”. Dopo aver raccontato nella prima parte il ritorno alla libertà, il lavoro ritrovato, la nuova casa con la moglie Valeria Bartolucci e i 694 giorni trascorsi dietro le sbarre, Dassilva entra questa volta nel cuore di alcuni dei punti più delicati dell’inchiesta: la relazione clandestina con Manuela Bianchi, le conversazioni intercettate dopo il delitto e il possibile movente ipotizzato dagli investigatori.

La storia con Manuela Bianchi

Il primo punto è proprio la storia con Manuela. Dassilva ribadisce che nessuno sarebbe stato a conoscenza della relazione e che l’unica persona che avrebbe potuto scoprirla era sua moglie. "L’unica che avrebbe potuto scoprirla era mia moglie, ma comunque non poteva succedere niente", sostiene. Secondo la sua versione, dunque, quella relazione non rappresentava un pericolo tale da poter innescare qualcosa di più grave. "A parte mia moglie, non poteva essere un pericolo per me. Con Manuela eravamo già stati chiari e anche con Valeria avevamo già chiarito". L'unico imputato per l'omicidio di Pierina Paganelli, assolto in primo grado, in tv coi suoi avvocati (Fonte: Rai 2)