Aggiungi ItaliaOggi alle tue fonti preferite su Google per non perderti i nostri contenutiIl mercato obbligazionario sta vivendo un momento critico. Venerdì scorso il rendimento del Bund decennale tedesco ha toccato i massimi dal 2011, quello del Gilt britannico i massimi dal 2008, il Treasury Usa a dieci anni si è avvicinato al 4,80%.
In Giappone il titolo di Stato decennale ha superato il 3% per la prima volta dal 1996, e il biennale, il più sensibile alla politica monetaria, è al livello più alto dal 1995. «Tre elementi convergenti spingono i tassi al rialzo: la corsa al debito delle società che costruiscono l'infrastruttura AI, lo shock energetico legato a Hormuz e banche centrali che si muovono verso una maggiore restrizione», spiegano da Rheos Partners. Secondo gli analisti, il fronte del credito è quello meno visibile ma probabilmente il più strutturale: Alphabet, Amazon, Meta, Microsoft e Oracle hanno collocato circa 220 miliardi di dollari di obbligazioni da inizio anno, più del doppio di tutto il 2025, per finanziare data center e capacità di calcolo. Le hyperscaler emettono debito nello stesso momento in cui i governi devono collocare quantità crescenti di titoli di Stato, e con le banche centrali che non comprano più bond su larga scala, l'offerta la deve assorbire il mercato. Da un punto di vista energetico, le tensioni tra Stati Uniti e Iran attorno allo Stretto di Hormuz hanno riportato il Brent sopra i 95 dollari al barile, mentre il gas è tornato sui massimi da inizio 2023. «L’inflazione dell'area euro è salita al 3,3% in agosto, quasi interamente per effetto energetico, mentre quella core resta più contenuta, al 2,4%. Se l'aumento resta un fenomeno di prezzo temporaneo, le banche centrali possono in parte guardare oltre; se comincia a trasferirsi su salari e servizi, la finestra si chiude» sottolinea Rheos.










