Aggiungi ItaliaOggi alle tue fonti preferite su Google per non perderti i nostri contenutiUna volta accertata la contrazione di un'infezione nosocomiale, la struttura sanitaria ha l'onere di dimostrare non solo di aver adottato le misure generali prescritte dalla legge e dalla scienza medica, ma anche di aver applicato rigorosamente i protocolli specifici legati al singolo caso concreto. Lo ha stabilito con chiarezza la Corte di Cassazione, Terza Sezione Civile, con l’ordinanza n. 24916 del 01/09/2026, accogliendo il ricorso presentato dai familiari di un uomo deceduto per sepsi a seguito di un intervento chirurgico ortopedico. In questa significativa pronuncia, la Suprema Corte ha espressamente chiarito che il nosocomio non assolve il proprio onere probatorio semplicemente esibendo un certificato di pulizia del posto letto o allegando la corretta esecuzione della profilassi antibiotica di routine.

I dati dell'Istituto superiore di sanità

La decisione si inserisce in un contesto epidemiologico e sanitario di straordinaria rilevanza e gravità. I dati ufficiali dell'Istituto Superiore di Sanità indicano infatti che negli ospedali per acuti la prevalenza delle infezioni correlate all'assistenza (Ica) sfiora l’8,8%, collocando l'Italia su valori nettamente superiori alla media europea. Il dato più critico riguarda la prevenibilità dell'evento: si stima infatti che fino al 50% di tali patologie infettive potrebbe essere evitato mediante l'adozione e il costante monitoraggio di adeguate misure di controllo igienico-sanitario.