| 10 Settembre 2026 18:03 |
4 minuti per la lettura
(Adnkronos) – Quanto conta, nella pratica quotidiana, la capacità di trasformare procedure e raccomandazioni in comportamenti concreti? È stata questa una delle domande al centro del dibattito sulla gestione clinica e pratiche assistenziali nella prevenzione del rischio infettivo, che si è svolto oggi nell’ambito dell’Ica Day – Innovazione tecnologica, investimenti e governance del rischio infettivo, al Teatro Politeama Garibaldi di Palermo, su iniziativa di Hcrm e in collaborazione con Bistoncini Partners. Il confronto – informa una nota – ha portato al centro della discussione la dimensione più concreta della prevenzione: ciò che accade ogni giorno nei luoghi di cura. Per quanto avanzate possano essere le conoscenze scientifiche e articolato il sistema di procedure, infatti, la sicurezza del paziente dipende in larga misura dalla capacità di tradurre queste indicazioni in pratiche effettivamente applicate e mantenute nel tempo. In questo senso, diventa fondamentale riconoscere il valore della prevenzione vaccinale, alla luce degli ultimi casi di cronaca.
“La prevenzione delle infezioni correlate all’assistenza non si esaurisce nella disponibilità di linee guida o protocolli, ma richiede che le conoscenze diventino comportamenti quotidiani e pratiche assistenziali sostenibili nei diversi contesti di cura – ha affermato Raffaella Bucciardini, direttrice del Centro nazionale per la salute globale dell’Istituto superiore di sanità – Questo significa investire contemporaneamente sulla formazione, sull’organizzazione e sulla capacità di monitorare ciò che accade realmente nei luoghi di cura. I dati e la sorveglianza sono fondamentali perché ci permettono di comprendere dove si concentrano maggiormente i rischi e le popolazioni maggiormente vulnerabili, misurando i risultati e orientando gli interventi. In un’ottica di salute globale prevenire le infezioni significa anche garantire che le misure di prevenzione siano effettivamente accessibili e applicabili a tutti, riducendo le disuguaglianze negli esiti di salute e nell’accesso ai servizi sanitari. La vera sfida – ha osservato – è trasformare le evidenze in una cultura della prevenzione che sia non solo efficace, ma anche equa, capace di coinvolgere tutti gli attori del sistema e di adattarsi ai diversi contesti sanitari e sociali”.














