Uno studio su Neurology collega il ritmo del passo alla salute del cervello: fino al 48% di rischio in meno di declino cognitivo

Camminare spediti potrebbe dire molto di più sulla nostra salute di quanto immaginiamo. Non solo su gambe e cuore, ma anche sul cervello. È quanto suggerisce una ricerca pubblicata sulla rivista scientifica Neurology, che ha seguito nel tempo quasi 5.000 persone anziane e ha osservato un legame tra la velocità della camminata e il rischio di declino cognitivo. Tra i protagonisti dello studio ci sono i cosiddetti super movers, persone che, nonostante l’età avanzata, mantengono un passo molto più veloce rispetto alla media dei loro coetanei. Un dato che sembra andare di pari passo con un cervello che invecchia più lentamente. Ma attenzione: camminare più veloce non significa necessariamente proteggere il cervello dalla demenza. La relazione, spiegano gli esperti, è più complessa.

Chi sono i super movers

Il dato che ha attirato maggiormente l’attenzione riguarda gli over 80 capaci di camminare con un ritmo simile a quello normalmente associato a persone molto più giovani. I cosiddetti super movers hanno mostrato una probabilità fino al 48% inferiore di andare incontro a declino cognitivo rispetto a chi cammina più lentamente. E non solo. Anche nei casi in cui il declino cognitivo si manifesta, la sua progressione sembra essere più lenta nelle persone che mantengono una buona velocità di camminata. Un risultato interessante, soprattutto perché il semplice modo in cui ci muoviamo potrebbe trasformarsi in un piccolo indicatore della nostra salute generale.