Contenuto tratto dal numero di maggio 2026 di Forbes Italia. Abbonati!
di Mirko Crocoli
A Mattia Ferro – imprenditore del marketing e del digitale e innovatore del turismo italiano di alta gamma – abbiamo chiesto cos’è il lusso nel 2026. Perché Ferro ha inventato un format: la fusione tra glamping (il campeggio di lusso) e alta hôtellerie. È il fondatore di Luxury Camp all’interno di Union Lido, a Cavallino-Treporti, Venezia: suite progettate come un vero rifugio, una sorta di santuario, un moderno hortus conclusus, con soggiorni da oltre 1.000 euro a notte e una clientela internazionale composta da imprenditori, hotel manager e celebrità dello sport, del cinema e della musica. La sua tesi è che il lusso oggi non è sfarzo, ma sostanza: silenzio, autenticità, cura umana. Ciò che l’ospite evoluto ha smesso di trovare altrove e cerca qui.
Oggi il mercato è pieno di strutture che usano le stesse parole e restituiscono un’esperienza qualunque. Come si distingue il lusso vero dal lusso scritto su una brochure?
Nel 2026 ‘empatia’ è la parola più inflazionata del settore. Eppure, quando entri nelle strutture, te ne accorgi subito: quasi nessuno la sa trasformare in metodo. Il punto è che si confonde l’effetto con la sostanza. Un’accoglienza scenografica non vale nulla se l’ospite non percepisce empatia e un servizio ad hoc. Le persone non cercano stupore, ma concretezza e sicurezza emotiva, e affidano per qualche giorno il loro tempo a noi operatori. Abbiamo una grande responsabilità: dobbiamo garantire esperienze serene e memorabili per quei giorni di vacanza conquistati con tanto sacrificio.








