Tre enormi spirali bianche distribuite lungo circa 4.500 chilometri di oceano, dalle acque a ovest della Bassa California fino a quelle a sud delle Hawaii. L’immagine rilasciata ieri dai satelliti Copernicus Sentinel-3 – il più avanzato programma europeo per l’osservazione della Terra – mostra Lowell, Karina e Marie attivi contemporaneamente nel Pacifico settentrionale: un evento che non si verificava dal 2015.
Il più potente dei tre è Lowell, che il 5 settembre ha raggiunto la categoria 5 con venti massimi sostenuti di 260 chilometri orari. Karina, al centro del gruppo, aveva toccato due giorni prima la categoria 4, con venti fino a 215 chilometri orari; Marie era invece diventato un uragano il 3 settembre.
«Ecco come appare dall’orbita un Pacifico sovraccarico di energia», osserva Roberta Boscolo, scienziata responsabile del lavoro su clima ed energia presso l’Organizzazione meteorologica mondiale (Wmo). Gli uragani traggono la propria energia dal calore dell’oceano e il Pacifico ne sta accumulando più di quanto mai osservato durante la serie di monitoraggio. Naturalmente la presenza simultanea dei tre cicloni non basta, da sola, ad attribuire direttamente a El Niño ogni singolo evento. Ma la loro formazione avviene di fatto in un Pacifico già eccezionalmente caldo a causa della crisi climatica e reso ancora più rovente da El Niño, fenomeno naturale ciclico che il Wmo prevede persista fino a febbraio 2027, prolungando per mesi condizioni associate a un rischio più elevato di caldo estremo, alluvioni, siccità e cicloni tropicali.














