(ANSA) - ROMA, 08 SET - La sepsi, una risposta disregolata dell'organismo a un'infezione capace di danneggiare gli organi, colpisce in Italia circa 250.000 persone ogni anno, con un numero di decessi compreso tra 50.000 e 70.000. Inoltre, circa il 50% dei sopravvissuti sviluppa la cosiddetta sindrome post-sepsi, con deficit cognitivi, disturbi della salute mentale e debolezza fisica; nel nostro Paese, un terzo dei pazienti anziani sopravvissuti muore comunque entro un anno dalla dimissione a causa delle fragilità residue. La forma più grave della malattia è lo shock settico e ogni ora di ritardo nella somministrazione della terapia mirata riduce la probabilità di sopravvivenza di circa il 7-8%. In Europa la sepsi colpisce circa 377 persone ogni 100.000 abitanti l'anno: un'incidenza superiore a quella di infarto del miocardio e ictus cerebrale. Alla luce di questi dati e in vista della Giornata mondiale della sepsi (13 settembre), Cittadinanzattiva ha realizzato un position paper in cui chiede protocolli uniformi, continuità assistenziale e promuove l'inserimento della sepsi e dello shock settico tra le reti tempo-dipendenti nazionali. Il documento nasce da un'indagine condotta da Cittadinanzattiva in cui la criticità più segnalata dai sanitari è la mancanza di percorsi uniformi e condivisi, indicata dal 55% dei professionisti per la sepsi e dal 41,9% per lo shock settico. Il 35,3% degli intervistati dichiara che nella propria struttura non esiste alcun protocollo aziendale specifico per la diagnosi della sepsi, quota che scende al 31,4% per lo shock settico. Il 70,9% rileva criticità comunicative o organizzative nel coordinamento tra le diverse unità coinvolte nella gestione del paziente. Il dato più critico riguarda il dopo-ricovero: il 73,3% delle strutture non dispone di alcun percorso strutturato di follow-up per i pazienti sopravvissuti allo shock settico, e nella fase post-ospedaliera il 38,4% dei pazienti con sepsi non ha alcuna figura professionale di riferimento. L'indagine evidenzia inoltre un marcato divario territoriale nella strutturazione dei percorsi di cura. Al Nord l'84,6% degli intervistati dichiara l'esistenza di un protocollo aziendale specifico per la sepsi, contro il 63,6% al Centro e appena il 42,9% al Sud e nelle Isole. (ANSA).
In Italia 250mila casi di sepsi ogni anno, stimati fino a 70mila decessi
In Italia 250mila casi di sepsi ogni anno, stimati fino a 70mila decessi








