Luoghi di cura, gli ospedali, e di assistenza, le Rsa: luoghi protetti, viene da pensare. Invece no. Non proprio, almeno. Ogni anno in Piemonte si contano circa 11 mila casi di Ica, acronimo di «Infezioni correlate alla assistenza» da microrganismi resistenti agli antibiotici di prima linea, e che nel 4-5% dei casi causano il decesso dei ricoverati. Se si sposta lo sguardo in Italia, stando alla Simit, Società di Malattie Infettive e Tropicali, le Ica provocano 11 mila morti all’anno in Italia, che detiene il triste record tra i Paesi europei.
Una minaccia per i più vulnerabili
Un’emergenza silenziosa, sulla quale gli esperti non finiscono di interpellarsi, che si intreccia al fenomeno della antibioricoresistenza: una combinazione sovente fatale, di cui fanno le spese le fasce più vulnerabili della popolazione, ovvero gli anziani con una o più malattie. Ma non solo: le infezioni postraumatiche e postchirurgiche non sono una rarità, a tutte le età.
Strutture inadeguate e sovraffollamento
Il problema chiama in causa diversi livelli. «Molti ospedali, tutti quelli di Torino, sono vecchi, con stanzoni a più letti e bagni in comune, fattori che da un lato favoriscono le infezioni dall’altro limitano l’efficacia degli isolamenti infetti» – spiega Chiara Rivetti, segretaria Anaao Piemonte, sindacato dei medici ospedalieri –. «I Pronto soccorso sono sovraffollati, con pochissime o nulle possibilità di reale isolamento e pazienti in barella gli uni accanto agli altri che aspettano quasi sempre più di 48 ore il ricovero. Anche per questo sono urgenti i nuovi ospedali».







