Nel conto economico di una cantina italiana due voci si stanno muovendo in direzioni opposte. Le bottiglie restano in magazzino più a lungo, tra giacenze elevate e consumi in arretramento. Le persone che salgono tra i filari, invece, aumentano. Il Rapporto sul turismo enogastronomico italiano 2025 curato da Roberta Garibaldi quantifica il secondo movimento con i dati Enit: i soggiorni enogastronomici di turisti stranieri in Italia sono cresciuti del 176% nell'ultimo decennio, arrivando nel 2024 a 760 mila arrivi e 396 milioni di euro di spesa.

Su quella distanza una startup genovese ha costruito la propria impresa. Si chiama Vinova e installa mini-suite dentro le tenute vitivinicole, per viaggiatori e turisti che vogliono vivere appieno il territorio. Le prime due sono operative dalla scorsa primavera nel Gavi DOCG, l'obiettivo dichiarato è arrivare a 300 in tutta Italia entro il 2030.

Quello che il viaggiatore compra e quello che l'Italia non riesce a vendergli

I dati del Rapporto dicono con precisione cosa cerca chi parte per un viaggio a tema enogastronomico. La bellezza del paesaggio rurale è il primo criterio nella scelta della destinazione, indicata dall'81% all'88% dei turisti nei cinque mercati analizzati: Germania, Regno Unito, Stati Uniti, Francia e area austro-svizzera. La qualità dei prodotti agroalimentari e vitivinicoli si ferma in una forbice tra il 52% e il 67%, l'ampiezza dell'offerta di esperienze tra il 52% e il 69%. Il calice arriva dopo il luogo che lo produce.