L’enoturismo ha superato da tempo la dimensione accessoria della visita in cantina. Oggi è una leva economica, commerciale e reputazionale centrale per il vino italiano. In un mercato globale più selettivo, con consumi in contrazione e consumatori più attenti al valore percepito, l’ospitalità in cantina diventa una delle infrastrutture decisive per difendere margini, costruire relazione e rafforzare la marca.
La cantina oggi è luogo di produzione, punto vendita proprietario, piattaforma di relazione, media diretto, laboratorio di educazione del consumatore, centro di raccolta dati e leva di brand equity.
I dati sull’enoturismo
I numeri confermano questo cambio di scala. Secondo il primo report UniCredit-Nomisma Wine Monitor sull’enoturismo in Italia, realizzato con Vinitaly e Associazione Nazionale Città del Vino su un campione di 300 aziende vinicole e 13 Consorzi di Tutela, nel 2025 l’enoturismo ha generato oltre 3 miliardi di euro di valore per le cantine italiane, contribuendo mediamente al 21% del fatturato delle aziende vitivinicole.
È un dato che sposta l’enoturismo dal campo della promozione a quello del conto economico. La visita in cantina entra così nel perimetro delle business unit strategiche. Secondo i dati presentati da Vinitaly Tourism, l’Italia conta oggi circa 15 milioni di visitatori in cantina e 3 miliardi di euro di spesa legata all’enoturismo. Nelle aziende più strutturate, la crescita annua dei visitatori raggiunge il +16,8%, mentre le vendite dirette post-visita crescono del +21%. Il prezzo medio dell’esperienza si attesta a 39,4 euro per persona, con un ticket medio per prenotazione di 136,6 euro. Il 43,3% dei visitatori proviene dall’estero.








