Iride, l’operazione-show del governo che ha concentrato decine di detenuti al 41 bis nella casa circondariale di Uta, una ventina di km da Cagliari, cozza con le drammatiche affermazioni ribadite dal Procuratore capo di Palermo, Maurizio De Lucia: in carcere comandano i mafiosi.

Ci sono due premesse che nessuno dei protagonisti di questa questione intende mettere in discussione (tanto meno l’autore di questo commento): il regime carcerario noto come “41 bis” è legittimo e necessario per ridurre al minimo il rischio che appartenenti ad organizzazioni criminali particolarmente offensive, come le mafie, i quali abbiano posizioni apicali, possano continuare a comandare quelle stesse organizzazioni dal carcere e contemporaneamente possano comandare in carcere. Dal che discende la seconda premessa e cioè l’importanza che l’ambiente carcerario deputato a questo scopo sia ben studiato ed ancor meglio apparecchiato onde evitare, tra l’altro, che una infausta promiscuità tra 41 bis e altri detenuti finisca col surrogare quelle catene di comando.

L’operazione-show del governo ed in specifico del Ministero della Giustizia, che tanto sarà piaciuta all’ex sottosegretario con delega alle carceri, Andrea Delmastro (che si dimise a causa dello scandalo, ad oggi non chiarito, della bisteccheria in società con Miriam Caroccia, figlia di Mauro Caroccia presta nome dei Senese a Roma), il quale aveva condiviso con l’opinione pubblica “l’intima gioia” provata al pensiero dei detenuti ristretti dietro i vetri blindati dei mezzi della Penitenziaria e qui ce ne erano almeno ottant’otto (!), pone però altri interrogativi pressanti.