«Non è ora di pettinare le bambole». L’ex segretario del Partito democratico Pier Luigi Bersani lo ammette, «non è una frase inedita». Ma è la migliore per questo momento storico, con le elezioni alle porte. Ad ascoltarlo dal palco della Festa dell’Unità di Torino ci sono 1. 500 persone, tantissimi in piedi, decine di ragazzi seduti sull’erba. D’altronde, lo dice un giovane mentre gli chiede una foto: «Lei ha fatto la storia della mia infanzia». Un calore così, a dirla tutta, non si è visto negli ultimi tempi nemmeno per l’attuale leader Elly Schlein, con un applauso che parte dalla folla a ogni cambio di stand. L’alleanza con il Movimento 5 Stelle L’ex ministro arriva in anticipo e si ferma a salutare tutti. L’abbraccio più caloroso è quello con Livia Turco, a legarli il percorso iniziato nel Pci. Mangia con i segretari dem locali, Marcello Mazzù e Domenico Rossi, l’assessora Chiara Foglietta e Giuseppe Provenzano. Il grande assente è il sindaco Stefano Lo Russo, arriva solo a dibattito inoltrato, dopo le 22. Bersani abbraccia i volontari, spilla la birra dei Giovani democratici com’è da tradizione. Alla Festa il campo largo non c’è, ma lui è stato uno dei primi fautori dell’alleanza con il Movimento 5 Stelle. Qua a Torino, dopo il veto dell’ex sindaca Chiara Appendino, un’intesa sembra molto complessa: «Ricette facili per il primo cittadino non ne ho», il riferimento alle Comunali 2027. «Bisogna con tutta la forza che abbiamo cercare di far intendere che problemi vecchi o nuovi o antichi dobbiamo metterli in secondo piano».