Chi si aspettava l’ennesima puntata della querelle tra Fratelli d’Italia e Guido Bertolaso è rimasto deluso (o ha tirato un sospiro di sollievo a seconda dei punti di vista). Ieri è andata in scena la prima riunione post ferie della Giunta Fontana, ma l’assessore al Welfare non ha presentato l’attesa delibera sulle nomine nella sanità. Una delibera che nelle intenzioni del promotore dovrebbe portare l’attuale dg del Welfare Mario Melazzini al Niguarda per rimpiazzare il pensionando Alberto Zoli e l’attuale dg dell’Asst Fatebenefratelli-Sacco Maria Grazia Colombo in Regione al posto dello stesso Melazzini. Un mini valzer mal digerito dagli esponenti di FdI, sul quale Bertolaso ha confermato – in una lettera inviata ai colleghi alcuni giorni fa – di essere disposto a giocarsi la poltrona. Per adesso, però, tutto è rimasto in stand by, anche se l’impasse non potrà durare a lungo: Zoli saluterà il primo ottobre.
Il rinvio non ha comunque impedito ai consiglieri meloniani Matteo Forte, Giacomo Zamperini, Chiara Valcepina, Maira Cacucci, Marco Bestetti, Patrizia Baffi e Claudio Mangiarotti di presentare un’interrogazione a Bertolaso sul primo caso di suicidio assistito gestito dal servizio sanitario regionale, per capire se la procedura "abbia effettivamente favorito l’avvio dell’auto-infusione del farmaco letale da parte di una persona affetta da una grave atrofia muscolare tale per cui non era in grado di muovere un solo arto in autonomia". Una mossa che arriva a due settimane dal decesso medicalmente assistito del cinquantanovenne malato di Sla Domenico Zuccarella, peraltro nello stesso giorno in cui l’associazione "Viva la Vita Italia Odv-Ets" ha inoltrato un esposto sul caso alla Procura di Busto Arsizio. Dal canto suo, l’assessore dovrebbe avere gioco facile a replicare di essersi attenuto rigorosamente alle pronunce della Corte Costituzionale nelle linee guida dettate nel maggio scorso per garantire uniformità in tutte le strutture regionali.







