L’attrice, 93 anni, si commuove ricevendo il premio alla carriera. In “Flesh Impact“ interpreta MonroePiange. E le sue lacrime, ingigantite dal maxischermo della Sala Grande, sono una pioggia su tutto il pubblico. A 93 anni Ellen Burstyn riceve il Leone d’oro alla carriera. Poco dopo, parlando dell’America di oggi, dirà: "Spero che il mio paese trovi presto la sua strada". E di Hollywood offrirà una definizione assai meno romantica della “fabbrica dei sogni“: "È una fabbrica di hamburger". È fragile, fa passettini da uccellino. Fragile, ma lucidissima. "Non potete immaginare che cosa significhi per me questo premio", dice. "Vedete, io sono nata in Michigan. Quando dissi a mia madre che volevo andare a New York, iscrivermi a un’accademia, e alla fine fare l’attrice, mia madre scosse la testa: “Hai dei sogni irrealizzabili, bambina“. Mai avrei immaginato che mi sarei trovata a Venezia, una delle città che più amo, a ricevere un Leone d’oro".

Una carriera di oltre 150 titoli, fra cui figurano film fondamentali per la storia della “nuova Hollywood“ degli anni Settanta. Rivelatasi con "L’ultimo spettacolo" di Peter Bogdanovich, consacrata dal successo planetario de L’esorcista di William Friedkin, Burstyn ha conquistato l’Oscar nel 1975 con Alice non abita più qui di Martin Scorsese, pellicola-manifesto dell’emancipazione femminile. Un film che metteva al centro una donna sola, indipendente, imperfetta e libera, in anni in cui Hollywood concedeva raramente ruoli di questo tipo.