Ellen Burstyn, icona cinematografica mondiale, mamma della ragazzina horror dell’Esorcista e vincitrice di un Oscar come Alice, altra mamma combattente, per il film di Scorsese Alice non abita più qui, ha ricevuto il Leone d’oro alla carriera. Dalle mani di Maggie Gyllenhaal che l’ha diretta nel corto Flash impact.
Novantatré anni, la volontà di apparire al meglio (parrucchiere e truccatrice l’hanno seguita fino alla sala conferenza per l’ultimo ritocco), una grande ironia e una memoria di ferro. Racconta quando ha incontrato Marlon Brando “e sono quasi svenuta”, delle dritte che le ha dato Bette Davis, dell’incontro poco piacevole con Barbara Stanwyck (“preferiva dire la sua battuta a una X accanto alla macchina da presa rispetto a me che stavo fuori scena”). Ha parlato del film che le ha cambiato la vita, L’esorcista, ma per il quale ha avuto un infortunio alla schiena, su come sceglie oggi un film “leggo il copione se mi fa ridere, se mi fa piangere o ancor meglio se mi fa ridere e piangere, dico di sì”.
Marilyn soltanto per un minuto
Nel corto di Gyllenhaal, Dakota Johnson interpreta Marilyn Monroe da giovane, Ellen Burstyn come sarebbe se fosse vissuta fino ai 100 anni, cioè oggi. “L’ho vista una volta dal vivo, siamo andati in un locale notturno, lei era seduta lì e io ne rimasi incantata. Era una creatura così magica; a un certo punto mi guardò e mi fece un cenno d'intesa. Ero agli inizi della carriera e pensai: ‘Mi ha riconosciuto?’. Me lo sono portato nel cuore per sempre. Il mio massaggiatore, Ralph Roberts, che era stato il massaggiatore e confidente di Marilyn, aveva un sacco di storie da raccontarmi su di lei. Così, mentre mi faceva i massaggi, ascoltavo i suoi aneddoti su Marilyn. La mia storia preferita, ovviamente, era quella secondo cui tutto il suo personaggio pubblico fosse una costruzione: non era affatto così nella vita reale. Chiesi a Ralph: ‘Com'era di persona?’, e lui rispondeva: ‘Era come te. Poteva salire su un aereo con un foulard in testa e senza trucco, e nessuno le avrebbe badato. Ma un giorno stavamo camminando per strada a Beverly Hills e nessuno la notava; poi, all'improvviso, le auto iniziarono a suonare il clacson e a gridare Marilyn, Marilyn, tanto che dovemmo ripararci dietro un angolo’. Ralph le chiese: 'L'hai fatto apposta?', e lei rispose: 'Sì, perché?. Avevo solo voglia di essere Marilyn per un minuto'".















