La scarsità idrica emerge sempre più come una delle maggiori sfide del XXI secolo. La crescita demografica, l’urbanizzazione, lo sviluppo economico e i cambiamenti climatici esercitano oggi una pressione senza precedenti sulle risorse idriche. In molte regioni le risorse idriche tradizionali (fiumi, laghi, bacini artificiali e falde acquifere) mostrano una crescente vulnerabilità a siccità prolungate, variazioni nei modelli delle precipitazioni e sfruttamento eccessivo. Per i Paesi delle regioni aride e semiaride, la sfida è particolarmente ardua. La questione non è più semplicemente come gestire le risorse idriche in modo più efficiente, ma come poter garantire un approvvigionamento affidabile in un contesto climatico sempre più incerto.

La desalinizzazione dell’acqua marina, inizialmente una tecnologia di nicchia, è pertanto ormai diventata una componente strategica della sicurezza idrica nazionale. Questa evoluzione è probabilmente più evidente in Israele e nella regione del Golfo. Attualmente Israele ricava circa il 70- 80 percento della propria acqua potabile da grandi impianti di desalinizzazione dell’acqua marina ed è quindi ampiamente indipendente dalla variabilità delle precipitazioni. Analogamente, paesi quali Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Kuwait ricorrono alla desalinizzazione per la maggior parte del proprio approvvigionamento idrico urbano: qui la desalinizzazione non è più solo una risposta alla scarsità d’acqua bensì il fondamento stesso della sicurezza idrica.