Le fiamme sono state spente, ma a Taverna del Re resta alta l’attenzione. Il giorno dopo l’incendio che ha interessato una delle piazzole del sito di stoccaggio delle ecoballe, il primo interrogativo riguarda le conseguenze ambientali del rogo e gli eventuali rischi per la popolazione che è a dir poco preoccupata. I vigili del fuoco hanno lavorato per due giorni fino al completo spegnimento dell’incendio. Ieri sul posto c’è stato anche il sindaco di Giugliano, Diego D’Alterio, per seguire l’evolversi dei fatti.
«Da ieri la situazione è sotto controllo», ha spiegato il primo cittadino, sottolineando come l’assenza di venti significativi abbia evitato una maggiore propagazione delle emissioni sul territorio. Adesso si attendono soprattutto i risultati delle rilevazioni dell’Arpac sulla qualità dell’aria. Le centraline installate dopo l’incendio dovranno fornire un quadro più preciso dell’impatto provocato dalla combustione dei rifiuti. Le restrizioni Resta intanto in vigore l’ordinanza firmata dal sindaco sulla base delle indicazioni della Prefettura e dell’Asl Napoli 2 Nord. In via precauzionale, per 72 ore e comunque fino all’esito dei controlli dell’Arpac, sono vietate la raccolta, la coltivazione e la vendita dei prodotti agricoli provenienti dai terreni situati entro 500 metri dal luogo dell’incendio. Sul fronte delle indagini resta invece da stabilire cosa abbia provocato il rogo. Saranno gli accertamenti degli inquirenti a chiarire la natura dell’incendio e l’eventuale presenza di responsabilità. Le reazioni L’emergenza riporta però inevitabilmente al centro dell’attenzione Taverna del Re e il problema, ancora irrisolto, delle ecoballe accumulate durante gli anni più difficili della crisi dei rifiuti in Campania. Un luogo diventato negli anni uno dei simboli della Terra dei Fuochi e sul quale, dopo l’incendio, si riaccende anche lo scontro politico. Durissimo l’intervento del capo dell’opposizione in Consiglio regionale, Gennaro Sangiuliano, insieme ai capigruppo del centrodestra Massimo Pelliccia, Raffaele Maria Pisacane, Massimo Grimaldi e Sebastiano Odierna. «Questo ennesimo rogo tossico ha responsabilità ben precise», afferma Sangiuliano, che accusa le amministrazioni regionali degli ultimi vent’anni per i ritardi nella gestione delle ecoballe e sostiene che circa un milione di tonnellate di rifiuti siano ancora da rimuovere. Il capo dell’opposizione chiama direttamente in causa il presidente della Regione Roberto Fico, chiedendo «una soluzione definitiva» e tempi rapidi per completare lo smaltimento. Sulla stessa linea la consigliera regionale della Lega Michela Rostan, che definisce l’incendio «l’ennesima testimonianza della gestione fallimentare del ciclo dei rifiuti» e punta il dito contro la carenza di impianti e i ritardi. Per Rostan la priorità, nell’immediato, è verificare le possibili conseguenze del rogo: chiede un monitoraggio costante dell’aria, del suolo e delle produzioni agricole. «Taverna del Re che brucia ancora è l’immagine perfetta di un fallimento lungo 10 anni», afferma Severino Nappi, vice coordinatore della Lega in Campania. Gli ambientalisti Ma la preoccupazione arriva anche dal mondo dell’associazionismo. Raffaele Pacilio, storico attivista del comitato Kosmos, parla di una terra che «ha già pagato un prezzo altissimo alla crisi dei rifiuti» e torna a chiedere interventi strutturali. «Non diremo “lo avevamo detto”. Diciamo: fate presto», è il suo appello. L’attivista chiede un presidio sanitario straordinario per la popolazione, la pubblicazione dei monitoraggi sull’impatto ambientale e sanitario, la bonifica definitiva dell’area. Tra le richieste c’è anche l’avvio immediato del progetto “Foresta Liternina”, con l’obiettivo di trasformare un luogo identificato per oltre vent’anni con l’emergenza rifiuti in un’area di rinascita ambientale. «Dai rifiuti agli alberi», sintetizza Pacilio. Un progetto che per gli ambientalisti dovrebbe segnare una discontinuità definitiva con il passato. Anche perchè il futuro di Taverna del Re, al momento, è ancora un libro da scrivere.






