GIUGLIANO IN CAMPANIA – Una colonna di fumo nero e denso, visibile a chilometri di distanza, è tornata a oscurare il cielo della "Terra dei Fuochi". L’incendio divampato a Taverna del Re, il gigantesco sito di stoccaggio al confine tra Giugliano e Villa Literno, non è solo una cronaca di fiamme e centraline dell’Arpac sotto pressione. È il brutto risveglio da un’illusione: quella di aver chiuso per sempre la stagione dell’emergenza rifiuti in Campania. Il rogo ha colpito cumuli di ecoballe già imballate e movimentate per il trasferimento, costringendo i sindaci della zona a firmare ordinanze urgenti per bloccare la raccolta e il consumo dei prodotti agricoli nelle aree circostanti. Ma per capire come si sia arrivati a questo punto, bisogna fare un passo indietro e analizzare la storia del mostro di Taverna del Re.
Per trovare l’origine di queste montagne di plastica e scarti bisogna risalire ai primi anni Duemila. Nel pieno della crisi dei rifiuti campana, con le città sommerse dall’immondizia e le discariche sature, l’allora struttura commissariale e le aziende affidatarie del servizio individuarono una soluzione d’emergenza: triturare i rifiuti, privarli provvisoriamente della frazione umida, imballarli in teli di plastica e stoccarli in siti temporanei. Quella che doveva essere una misura transitoria di pochi mesi è diventata una paralisi cronica. Nelle piazzole di Taverna del Re sono state accumulate oltre 4 milioni di tonnellate di ecoballe, trasformando ettari di terreni agricoli fertili nella più grande area di stoccaggio di rifiuti d’Europa. Un monumento all’emergenza permanente.






