Un’estate senza precedenti, capace di riscrivere ogni primato dal 1950 a oggi, sta ridisegnando la mappa climatica, sociale ed economica dell’Italia. In questo scenario, la Sicilia emerge come uno degli epicentri più esposti. Circondata da un mar Mediterraneo sempre più caldo – che a luglio ha toccato una temperatura media superficiale di 27°C, con il 79% del bacino interessato da ondate di calore marine classificate da intense a estreme – l’isola sperimenta sulla propria pelle gli effetti di un riscaldamento anomalo e persistente.

Secondo i dati del sistema di sorveglianza nazionale il periodo 25 maggio–30 giugno 2026, il bilancio è allarmante. Il caldo eccezionale colpisce soprattutto le persone più vulnerabili, in particolare gli over 65. A Catania si registra un incremento della mortalità del 17% rispetto ai valori attesi; a Palermo l’eccesso raggiunge l’11%. Indicatori che confermano un’elevatissima fragilità urbana, aggravata dall’effetto “isola di calore” e da una cementificazione che trattiene la calura anche nelle ore notturne.

L’energia accumulata dalle acque circostanti agisce da potente amplificatore. L’estate 2026 si è chiusa con una temperatura media nazionale di 24,3°C, il valore più elevato dell’intera serie storica dal 1950. A trainare il record è stato un agosto rovente, con anomalie termiche di +5,2°C rispetto alla media 1951–1980 e di +3,5°C sul periodo 1991–2020. Questo surplus di calore, continuo di giorno e di notte, ha impedito ai centri urbani siciliani di raffrescarsi, mettendo in difficoltà la sanità pubblica e i servizi locali.