Affrontare insieme la crisi climatica e l’inquinamento atmosferico conviene molto più che trattarli come problemi separati: ogni unità monetaria investita in misure integrate può generare circa quindici volte tanto in benefici economici e sociali. Anche escludendo il valore attribuito alle vite salvate e al maggiore benessere, il ritorno strettamente economico resta di circa quattro a uno.

È quanto emerge da Hidden assets: The economic and health case for climate and clean air action, il primo studio economico globale complessivo sulle politiche integrate per clima e qualità dell’aria, pubblicato dal Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente (Unep) e dalla Climate and clean air coalition in occasione della Giornata internazionale dell’aria pulita.

Il rapporto prende in esame 25 misure già disponibili, distribuite tra energia, industria, trasporti, agricoltura e sistemi alimentari, riscaldamento e cucina domestici, gestione dei rifiuti. La loro applicazione produrrebbe ogni anno benefici equivalenti al 2,8% del Pil globale nel 2035, al 4,5% nel 2050 e all’11,4% nel 2100.

Come termine di confronto, nel 2022 i sussidi espliciti alle fonti fossili hanno assorbito il 2,18% del Pil mondiale, mentre nel 2023 la spesa sanitaria è arrivata al 9,3%. Ogni anno di ritardo nell’attuazione delle misure individuate brucerebbe oltre 1.500 miliardi di dollari di benefici, pari allo 0,5% del Pil.