Uscire da una visione puramente contabile della sanità per rimettere al centro della programmazione la salute delle persone. È questa la posizione netta assunta dalla UIL Calabria sul Piano di rientro 2026-2028, il documento approvato poche settimane fa dal Consiglio dei ministri per delineare l’assetto del servizio sanitario regionale dopo il lungo periodo di commissariamento.Secondo il sindacato, diciassette anni di vincoli di bilancio hanno finito per reprimere il diritto alla salute sul territorio. La proposta è quella di capovolgere la logica programmatoria: non più derivare i servizi dalle sole risorse finanziarie a disposizione, ma quantificare il reale fabbisogno della popolazione partendo dalle sue specifiche caratteristiche geografiche, sociali ed epidemiologiche.
I tempi d’accesso agli ospedali e i fattori di fragilità del territorio
Il contesto calabrese richiede una lettura mirata che tenga conto dello spopolamento delle aree interne, dell’innalzamento dell’età media e delle carenze infrastrutturali. Un’analisi confermata dalle rilevazioni Eurostat relative all’accessibilità dei presidi ospedalieri: se in Europa l’83% dei cittadini risiede entro 15 minuti di auto da una struttura sanitaria e la media italiana si attesta all’80,5%, la Calabria si colloca vertiginosamente più in basso con un valore medio del 65,4%. Il dettaglio provinciale evidenzia livelli critici a Reggio Calabria (73,3%), Catanzaro (71,6%), Crotone (62,5%), Cosenza (59,2%) e Vibo Valentia (55%).“La Calabria non è un territorio speciale, ma ha esigenze specifiche; condizioni strutturali peculiari; una demografia caratterizzata da una significativa riduzione della popolazione a causa di fenomeni di migrazione costante che producono spopolamento delle aree interne e innalzamento dell’età media regionale. Tali dinamiche, tanto complesse se prese singolarmente, messe assieme determinano fattori la cui incidenza sul fabbisogno sanitario reale è netta e specifica e per questo motivo devono essere tenute debitamente in conto come base per la definizione dell’assetto operativo del sistema sanitario regionale”, dichiara Mariaelena Senese.“Il risanamento dei conti è necessario, ma l’obiettivo finale di qualsiasi intervento sul servizio sanitario deve essere la cura delle persone. Un sistema sanitario pubblico non può essere definito virtuoso se ha solo i conti in ordine. Anzi, i vincoli di bilancio stringenti a cui la Calabria è stata costretta, hanno reso spesso inefficiente la risposta alla domanda di cure e di salute che i calabresi hanno posto. Ciò è inaccettabile”, aggiunge la segretaria generale della UIL Calabria.







