Che qualcosa non andasse lo si era intuito ben oltre il 4-0 di Roma e lo 0-3 col Frosinone, oltre i problemi strutturali e le decisioni che lasciavano intendere un potenziale scontro all’orizzonte. La testimonianza dell’ennesimo panico vissuto dalla Fiorentina, dopo la paura provata nella scorsa stagione, era arrivata in maniera dirompente nelle ultime ore della finestra trasferimenti. Una raffica improvvisa di acquisti che andava al di là della partenza di Moise Kean destinazione Como, con il solo Beto a rappresentare una contromossa per colmare il gap lasciato dall’ormai ex centravanti: Njie dal Torino, Pedro Gonçalves dallo Sporting, Willy Gnonto dal Leeds. Tre esterni d’attacco in un colpo solo, la manifestazione di un malcontento e una necessità evidente.
Poi, su Fabio Grosso, si è abbattuto lo tsunami della rimonta del Torino e del Franchi che lo dileggia, preannunciandone un esonero che però, stando ai ben informati, era tutt’altro che scontato. L’ipotesi era quella di una fiducia a tempo, forse quanto di peggio possa capitare a un allenatore: sapere di essere davanti a una pistola pronta a sparare alla prima indecisione. A quel punto, sempre secondo chi ha occhi e orecchie nelle stanze del comando viola, Grosso e la Fiorentina si sono incontrati per dirsi che in realtà non erano mai stati davvero insieme.














