Pedro Sanchez (Ansa)

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A giudicare dalla crescita del Pil, pare che in Spagna sia in corso da alcuni anni un nuovo miracolo economico. Tutte le altre maggiori economie europee sono ferme (Germania) o crescono poco (Italia e Francia), mentre gli iberici inanellano numeri record ogni trimestre.

Poi però, appena si scava in profondità, emergono contraddizioni, rilevanti squilibri e costi sociali che mettono almeno in ombra l’apparente splendore di un modello di sviluppo «eccentrico» rispetto agli altri Paesi. Ovviamente, essendo Pedro Sánchez l’ultimo superstite tra i capi di governo di centrosinistra in Europa, il Pd di Elly Schlein e la sua variegata cordata politica ne hanno fatto un simbolo, cogliendo fior da fiore e dimenticando gli aspetti più problematici. Ma procediamo con ordine. È un fatto che la Spagna nel 2026 dovrebbe crescere del 2,3%, contro lo 0,8% della Ue e l’1% dell’Italia. Stesso ampio divario nel 2025, con la Spagna cresciuta del 2,8% e gli altri nettamente staccati. Allargando lo zoom, confrontando la crescita cumulata tra il quarto trimestre 2019 (prima del Covid) e il secondo 2026, la Spagna è cresciuta del 12%, l’Italia del 7,7%, la Francia del 6,3% e la Germania del 2%.