È l’economia che cresce di più in tutta Europa. Il doppio rispetto alla media dei paesi dell’area euro, mentre Germania, Italia e Francia faticano a restare sopra l’1%. Il segreto, se c’è, è che alla Spagna non interessa troppo da dove arrivi la spinta al proprio sistema produttivo. Basta che ci sia. Certo, l’immigrazione regolare che ha allargato la forza lavoro più che altrove e la tempestività nell’uso dei fondi Next Generation Ue hanno fatto la parte più grande del lavoro. Eppure, il merito è anche di due leve che il resto dell’Unione avrebbe voluto smontare, ma che Pedro Sánchez ha continuato ad azionare: il gas russo da un lato e gli investimenti cinesi dall’altro. Strategie diverse che stanno trasformando la penisola iberica nell’eccezione più visibile alla linea europea su Mosca e Pechino.

Sul gas Madrid dovrebbe essersi già smarcata. Alla radice c'è un contratto firmato nel 2013 da Naturgy, la principale utility spagnola, con il consorzio Yamal Lng. Un accordo valido fino al 2038-2041, che da solo vale un quinto del gas nazionale. E che in quanto vincolo di lungo periodo dovrebbe rientrare tra quelli travolti dal divieto europeo in vigore dal 1° gennaio 2027, tra appena cinque mesi. Malgrado la scadenza si avvicini, la dipendenza dallo sconto energetico di Mosca è però oggi più solida che mai.