Mentre la crescita in Europa continua a stentare, con la Germania che quest’anno registrerà una crescita pari a zero, la Francia che si ferma a +0,6, l’Italia a +0,7 e l’intera area Euro a +0,9, la Spagna vola: quest’anno, secondo le nuove previsioni economiche della Commissione europea rese note oggi, il Pil iberico crescerà del 2,6%, ovvero lo 0,3 in più delle stime già molto positive dello scorso autunno, rendendo certamente felice il governo guidato da Pedro Sanchez. Le ragioni di questo boom? Il turismo che continua a tirare certo, le costruzioni (che da anni sostengono l’economia di questa nazione) ma non solo. Un paese ad alta crescita La Spagna, segnala il Centro studi di Confindustria in un focus dedicato al fenomeno spagnolo, ha un livello del Pil ancora distante dall’Italia (580 miliardi di euro in meno), ma registra da anni una maggior crescita. Nel 2014-2019 in media +1,6% annuo, il doppio dell’Italia (+0,8%). Dopo la caduta del 2020, la Spagna ha recuperato i livelli di Pil già nel 2021-2022 e poi ha mostrato una robusta espansione: +2,7% nel 2023, +3,2% nel 2024, molto superiore a quella italiana (+0,7% all’anno). Da dove nasce questa crescita? In primis dalla domanda interna, spiega il Csc. Dal lato della domanda, nel 2024 la crescita spagnola è stata infatti trainata dai consumi (+2,9%), soprattutto di servizi, e dagli investimenti (+3,0%). Anche l’export e l’import sono cresciuti, a ritmi simili (+3,1% e +2,4%), per cui il loro contributo netto annuo al PIL è risultato quasi nullo. Dal lato dell’offerta, nel 2024 poi sono cresciuti tutti i settori. L’industria di +2,7% (in termini di valore aggiunto), in controtendenza rispetto agli altri paesi europei, le costruzioni di +2,1%. I servizi molto di più (+3,9%), specie gli immobiliari (+5,9%), ma pure i professionali (+4,2%). Ed in questo quadro l’immigrazione, oltre ad aumentare popolazione, ha contribuito per buona parte all’aumento di occupati generato dalla robusta crescita. Il peso della politica fiscale Ma non è tutto, anche la politica fiscale ha dato un mano. Nel 2025 la politica fiscale della Spagna si configura come espansiva, mirando a sostenere la crescita economica, grazie anche al Pnrr, pur mantenendo l'obiettivo di consolidamento dei conti pubblici che in questo quadro sta facendo passi avanti. Nel 2024, infatti, il deficit pubblico della Spagna si è ridotto al 3,2% del Pil (dal 3,5% nel 2023) ed anche il debito è in netto calo (101,8%, da 105,3%), grazie proprio alla forte crescita del Pil che ha alzato il denominatore. Mentre i principali paesi europei faticano anche i numeri del 1° trimestre di quest’anno sono positivi col Pil spagnolo trainato dai contributi di consumi e investimenti (entrambi a +0,2%), mentre anche le esportazioni nette tornano a dare un contributo positivo (+0,1%). Nei consumi resta importante il peso di quelli in servizi, gli investimenti sono invece spinti soprattutto da quelli in fabbricati, mentre l’industria sembra in difficoltà: in questo campo l’indice Pmi è in zona recessiva da tre mesi e rispecchia la debolezza della produzione nel 1° trimestre. Il confronto Spagna/Italia Nella classifica mondiale per arrivi turistici la Spagna, seconda dietro la Francia, è più avanti dell’Italia (quarta). Il peso del settore “alberghi-ristoranti”, in buona misura attivato dal turismo, è pari al 6,4% in Spagna sul valore aggiunto totale, rispetto al 3,9% in Italia (1,5% in Germania; dati 2022). La Spagna è un concorrente diretto dell’Italia nel turismo, in particolare quello balneare e delle città d’arte. Per quanto riguarda invece l’attività industriale la Spagna resta meno manifatturiera dell’Italia (12,7% contro 16,8% sul totale del VA). Ma l’automotive conta di più in Spagna: la quota sul totale manifattura è dell’11,6%, rispetto a 5,7% in Italia (22,3% in Germania). Il nuovo marchio «Cupra», nato da Seat (proprietà della tedesca VW), ha iniziato da alcuni anni a produrre auto in Catalogna e la produzione auto spagnola totale ha retto meglio nel 2023-2024 (-7,7%) rispetto all’Italia, paese con maggiore tradizione nel settore, dove la produzione è crollata (-36%) e ha solo smesso di scendere a inizio 2025, rileva il Csc. In Spagna, inoltre, crescono l’elettronica (+17,7% la produzione nel 2024), farmaceutica (+10,0%) e chimica (+3,4%), non legati al traino di turismo e costruzioni. Gemelli diversi Alla luce di questa fotografia il Csc definisce Spagna e Italia «gemelli diversi». La Spagna conta meno di altri paesi per la nostra industria e l’export, ma è comunque il 4° mercato per i beni italiani: dunque, la sua crescita robusta ha un effetto positivo per la nostra economia. Tra i due paesi ci sono peraltro alcune similarità, come il divario economico tra diversi territori. Per l’alto debito pubblico, entrambi erano annoverati nel gruppo dei “PIIGS” qualche anno fa e hanno subito la recessione dovuta alla crisi dei debiti sovrani nel 2011-2012, che non colpì altre economie (Germania, Francia). I rendimenti dei titoli di Stato, storicamente vicini, da alcuni anni sono più bassi in Spagna che in Italia (3,15% e 3,55% i decennali nei primi 5 mesi): il divario di 0,40 punti sui tassi a medio-lungo termine favorisce consumi e investimenti spagnoli, rispetto a quelli italiani. «Stesso effetto del divario nei prezzi dell’energia» sottolinea il Csc. Questione annosa, quest’ultima, perchè secondo Confindustria e proprio il fortissimo differenziale di prezzi tra la Spagna ed il nostro paese è uno dei fattori che frena di più la competitività delle nostre imprese.
La Spagna corre mentre l’Europa arranca. Ecco perché Madrid batte tutti
Da anni quello guidato da Sanchez è un paese ad alta crescita. Turismo e costruzioni alla base del boom, ma non solo. Oggi tutti i settori contribuiscono e anc…








