In Europa la lotta contro i valori della diversità, dell’uguaglianza e dell’inclusione promossa da Donald Trump non è più un discorso da salotto e tantomeno (se mai lo è stata) un’istanza di libertà di espressione. È una feroce realtà quotidiana che imbratta e incattivisce i luoghi di cultura e di socializzazione, come dimostra un episodio di quest’estate. In luglio Nathan Cofnas, un ricercatore americano presso l’università di Gent in Belgio, paladino dell’inferiorità intellettuale delle persone di colore, scrisse un post intitolato “La frode Dei e la copertura di Cambridge”, sostenendo che Jason Arday, il professore nero più giovane nella storia dell’Università, non fosse «abbastanza intelligente per essere un professore di Cambridge». Il 5 agosto Arday, neurodivergente fin dalla nascita, con una storia personale che aveva commosso e ispirato il mondo accademico, diede le dimissioni, dopo avere ammesso errori di plagio. Poi il 14 agosto si è suicidato. Il 20 agosto Petra De Sutter, rettrice dell’università di Gent ed ex vice prima ministra del precedente governo belga, sospende Cofnas in attesa di accertamenti. Il 26 agosto l’ambasciatore americano in Belgio ha minacciato di mettere fine agli scambi e ai partneriati accademici con gli Usa se Cofnas fosse stato cacciato. Il 27 agosto De Sutter ha dichiarato che a Cofnas sarebbe stato imposto l’obbligo di lavorare da casa per tre mesi e di terminare l’anno accademico occupandosi esclusivamente del suo tema di ricerca. «Diamo grande importanza alla libertà accademica», ha dichiarato De Sutter in un comunicato: «Tuttavia la libertà non è infinita ma va mano nella mano con la responsabilità e può essere ristretta per proteggere i diritti degli altri».«La retorica antiwoke è coperta dalla libertà di parola ma quando diventa insulto non dovrebbe essere permessa», puntualizza Julia Pocze, costituzionalista e ricercatrice del think tank europeo Ceps.Proprio «i diritti degli altri», di chi ha poca voce sociale, sono alla base di quel movimento nato negli Usa oltre vent’anni fa all’interno della comunità di colore invocando il “risveglio” – da qui il termine inglese “woke” – di fronte alle ingiustizie e, soprattutto, ai pregiudizi di cui è vittima la comunità afroamericana. Nasce il movimento Black lives matter (Blm), poi quella consapevolezza è estesa anche alla minoranza per eccellenza, quella femminile – e nasce il movimento “Me too” – infine alla comunità Lgbtq e alla minuscola popolazione transgender. Woke era grido di battaglia, incitamento a fare attenzione ai diritti degli altri e a non credere che le disuguaglianze siano fisiologiche perché le società cambiano e con esse i costumi.Ma, attraversato l’Atlantico, il termine si è scontrato con il discorso politico e culturale europeo. E con le sue diversità. In alcuni Paesi, come Belgio e Spagna, ha attecchito immediatamente, arricchendo le politiche inclusive pre-esistenti. Bruxelles, capitale Lgbtq d’Europa, nel 2023 ha permesso ai cittadini di cambiare genere tutte le volte che lo desiderano con un semplice atto amministrativo, implicito riconoscimento dell’identità binaria. Qui il “risveglio” ha lambito anche il pesantissimo retaggio coloniale che permea ancora edifici, statue e strade: nel 2020 è stata istituita una Commissione sulle atrocità commesse nel Congo belga e il re Filippo nel 2022 ha espresso rimorso a Kinshasa. La politica parlamentare però non ha trovato consenso sulle raccomandazioni della commissione e il re non ha mai avuto la nobiltà di esprimere scuse formali. Ma per la prima volta nel Paese è emersa la consapevolezza degli errori passati: il museo sull’Africa è stato chiuso e poi riaperto nel 2018 “decolonizzato”.In Spagna nel 2022 sono state varate leggi che pongono il consenso al centro dei reati sessuali, che proteggono contro ogni discriminazione e che abbassano a 16 anni l’età per abortire senza il permesso dei genitori. Inoltre nel 2023 è stata introdotta per legge l’autodeterminazione di genere. Il risveglio in Spagna ha trovato terreno fertile nella rivoluzione sociale in atto da almeno 20 anni grazie ad una sinistra fattiva che ha codificato la nuova sensibilità sottraendola agli attacchi populisti.«Meno male che c’è ancora la Spagna», sospira Georgios Samaras, professore del Kings College di Londra e studioso delle destre europee: «Assieme al Belgio si colloca in Europa agli antipodi di Gran Bretagna e Italia dove “woke” è diventata una parola di cui si è appropriata la destra per la sua politica del panico morale». Una politica bugiarda che chiama i diritti civili “dittatura morale” per incoraggiarne il rifiuto.In Gran Bretagna le ultime leggi per l’avanzamento dei diritti civili precedono l’arrivo del “risveglio” perché risalgono ai primi anni Duemila e poco hanno avuto a che fare con l’appello ad aprire gli occhi che si è invece trasformato in una questione linguistica, con le università trasformate in incubatrici di termini nuovi come pregiudizio inconscio, privilegio bianco e linguaggio di genere neutro. E dalle università è partita la reazione contraria, capeggiata da un manipolo di “femministe” sponsorizzate da J.K. Rowling, che ha dettato l’agenda perfino alla sinistra di Keir Starmer.Anche in Italia, dove però i diritti civili ristagnano, il dibattito televisivo non si è trasformato in legge: l’ultimo provvedimento risale al 2005 con l’approvazione delle unioni civili mentre la proposta Zan per estendere la protezione contro le discriminazioni di sesso, genere e disabilità è stata bloccata in Senato nel 2021.Discorso diverso vale per Francia e Germania. In Francia, una nazione fondata sugli ideali universali, nessun partito ha mai abbracciato il “prodotto americano” perché contraddice i principi repubblicani in base ai quali esiste il cittadino ma non la comunità, qualunque essa sia. In Germania invece le idee inclusive hanno trovato fertile terreno nella messa in discussione del passato nazista e nella volontà di impedire il ritorno delle discriminazioni e hanno influenzato istituzioni, università e linguaggio, traducendosi in leggi (come quella del 2024 con cui si modifica il genere con un atto amministrativo). Oggi però la destra nazista dell’Afd ha fatto della controffensiva la sua politica per arrivare al governo, mescolando l’odio per gli immigrati a quello per le persone transgender, in nome di un’identità tedesca incontaminata.A soffrire di questa politica del “panico morale” è l’Unione europea. Nei trattati non è menzionato il “woke” ma l’articolo 2 dichiara valori fondanti la dignità umana, la libertà, la democrazia, l’uguaglianza, lo stato di diritto e il rispetto dei diritti umani. Compresi quelli delle minoranze.
Anti-woke: in Europa c'è chi resiste la marea nera
Dal Belgio alla Francia e alla Spagna, il “risveglio” sui diritti è una realtà come dimostrano gli argini eretti contro la deriva negazionista d’Oltreoceano









