Alberto Martius ha appena riportato a riva la sua barca di legno, dipinta di bianco e blu. Accanto a lui c’è il figlio diciottenne Leandro. Hanno trascorso la mattinata a pescare al largo di Fogo, una delle isole dell’arcipelago di Capo Verde, nell’Oceano Atlantico. «Sono orgoglioso che mio figlio stia seguendo le mie orme – racconta Martius – Quasi ogni giorno pattuglio questo tratto di mare per proteggerlo e fare in modo che i pesci tornino a essere numerosi come quando ero bambino».Padre e figlio non sono soltanto pescatori. Sono anche due Guardiani del Mare, un progetto che nel giugno 2026 ha celebrato il suo decimo anniversario. Coordinata a livello nazionale dalla Maio biodiversity foundation e realizzata insieme a otto Ong locali e internazionali, l’iniziativa forma e sostiene i pescatori affinché diventino osservatori volontari dell’oceano mentre svolgono il loro lavoro quotidiano. Il loro compito è monitorare la megafauna marina, raccogliere dati scientifici, documentare le attività illegali di cui sono testimoni e diffondere le buone pratiche nelle loro comunità. Il progetto coinvolge 190 pescatori distribuiti in sette delle dieci isole dell’arcipelago. In un Paese dove la pesca rappresenta da sempre uno dei pilastri dell’economia e dell’identità, la flotta conta circa 1.535 imbarcazioni di ogni genere.I Guardiani del Mare nascono per rispondere a una crescente preoccupazione: il sovrasfruttamento delle risorse ittiche e la diffusione della pesca illegale. «Avendo lavorato per anni con le comunità di pescatori e monitorato la vita marina, ci siamo resi conto che le attività illegali erano numerose e che la supervisione governativa era insufficiente – spiega Sara Ratão, che ha contribuito allo sviluppo del progetto – Le ispezioni venivano effettuate, ma erano troppo sporadiche per contrastare efficacemente queste pratiche». Tra il 2016 e il 2025, i Guardiani del Mare hanno effettuato 139.181 uscite di monitoraggio, registrato 2.338 avvistamenti di megafauna marina e, solo nelle acque circostanti l’isola di Maio, hanno documentato 513 episodi di attività illecite da parte di piccoli pescherecci. I dati raccolti non si trasformano in denunce formali. «Il sistema di monitoraggio non è stato concepito come uno strumento di applicazione della legge – precisa Thais Macedo, coordinatrice del programma della Maio biodiversity foundation – D’altro canto le istituzioni dispongono di risorse molto limitate per far rispettare la normativa sulla pesca. L’unica imbarcazione della polizia marittima è fuori uso dallo scorso anno». Secondo Ratão, tuttavia, la semplice presenza dei Guardiani rappresenta già un importante deterrente. «Godono di grande rispetto all’interno delle loro comunità e utilizzano la loro autorevolezza per sensibilizzare gli altri pescatori sull’importanza di una gestione sostenibile delle risorse marine».Le Ong partner organizzano corsi di formazione dedicati alla pesca sostenibile, alle aree marine protette, alla conservazione degli ecosistemi e alle tecniche di coinvolgimento delle comunità locali. A Fogo, l’isola vulcanica nel Sud dell’arcipelago, il programma coinvolge quaranta Guardiani provenienti da quattro delle sette comunità di pescatori. Anche le due imbarcazioni della Ong Projecto Vitó partecipano alle attività di monitoraggio. «Noi Guardiani dobbiamo pattugliare il mare almeno cinque volte alla settimana con la nostra imbarcazione – racconta Mauricio Monteiro Rodrigues, pescatore da nove anni e padre di due figli – Ho deciso di aderire quando mi sono reso conto che molti di noi non rispettavano le regole. Sentivo che mancava disciplina». Essere un Guardiano comporta anche vantaggi pratici. Come spiega Deusa Araújo, coordinatrice del programma di pesca sostenibile di Projecto Vitó, i partecipanti ricevono attrezzature per la pesca sostenibile, dispositivi Gps, una macchina fotografica per documentare fauna selvatica e attività illegali, giubbotti di salvataggio, kit di primo soccorso, materiali per il monitoraggio della megafauna e il soccorso degli animali in difficoltà, oltre a un manuale con informazioni sul programma, contatti di emergenza e schede delle specie locali. Ogni uscita viene registrata in un diario di bordo in cui annotano gli avvistamenti effettuati. Il ruolo dei Guardiani, tuttavia, non è sempre semplice. «Molti colleghi mi vedono più come un attivista che come un pescatore – racconta Marcelino Gomes – Pensano che possa denunciarli o fare da informatore. Non tutti capiscono che questo lavoro è nell’interesse di tutti noi, perché proteggere il mare significa proteggere il nostro sostentamento».Uno dei partner del progetto, Fauna & Flora International, insieme alle Ong locali, ha recentemente concluso uno studio sull’utilizzo delle risorse marine nelle aree in cui operano i Guardiani del Mare. L’indagine mostra che gran parte delle comunità di pescatori artigianali sfrutta zone di pesca che si sovrappongono a 22 aree marine protette, dove invece l’accesso è vietato alle imbarcazioni di maggiori dimensioni. Il programma sta producendo effetti anche sul piano della partecipazione attiva. «Oggi, quando partecipano alle riunioni, i pescatori sanno cosa dire e come far sentire la propria voce – osserva Macedo – Il programma li aiuta ad affrontare i conflitti, a condividere le proprie aspirazioni e a dialogare con maggiore consapevolezza con le autorità». «Il principale merito dell’iniziativa - continua Carina Fernandes, docente della Facoltà di Scienze e Tecnologia dell’Università di Capo Verde – è che non impone soluzioni dall’esterno, ma coinvolge direttamente i pescatori».Esperienze simili esistono anche a São Tomé e Príncipe. «Questi progetti dimostrano il crescente riconoscimento della gestione partecipativa nei contesti delle piccole isole», osserva Michele Maccari, ricercatore di Economia agroalimentare dell’Università di Parma, dove è stato da poco attivato il progetto Insula, dedicato alla sostenibilità delle piccole isole. «A Capo Verde il coinvolgimento dei pescatori artigianali è un pilastro della sostenibilità della filiera ittica. Questo approccio potrebbe essere ulteriormente rafforzato coinvolgendo anche altri attori, come le peixeiras, le venditrici di pesce, che svolgono un ruolo fondamentale nei mercati locali e nella comunità». Il prossimo passo dei Guardiani sarà raccogliere i dati provenienti da tutte le isole partecipanti in un rapporto da presentare al governo, con l’obiettivo di contribuire alle future politiche di gestione delle risorse marine.Quando il sole cala sul porto di Fogo, i Guardiani hanno già sistemato le reti. Domani torneranno a pescare e a sorvegliare quell’oceano da cui dipende il futuro della loro comunità. «Se preserviamo il mare e il suo ecosistema – conclude Monteiro – potremo continuare a vivere grazie alla pesca. Non è soltanto il nostro lavoro: è la nostra passione».