Di giorno si nasconde sottoterra, al riparo dentro una tana che cura meticolosamente e mantiene estremamente pulita, avendo pure l’abitudine di scavare apposite “latrine” per liberarsi dei propri escrementi. È quando cala la notte che il tasso (Meles meles) emerge per muoversi lungo una fitta rete di sentieri che collega rifugi e zone di foraggiamento del proprio territorio, gelosamente pattugliate.
Grande quanto un cane di taglia media e immediatamente riconoscibile per le strisce nere che attraversano i lati della testa bianca, il tasso è il più grande mustelide presente in Italia: un caniforme appartenente alla stessa famiglia di martora, faina, ermellino e donnola, anche se rispetto a questi cugini conduce una vita decisamente più sociale.
I tassi possono formare gruppi composti anche da una decina di esemplari, nei quali convivono e cooperano più maschi e più femmine. Questa socialità si organizza attorno alle tane, il vero centro della loro esistenza. Quelle riproduttive sono sistemi sotterranei raffinati, composti da numerose camere, lunghi passaggi e parecchie aperture verso l’esterno, ciascuna larga circa venti centimetri; i tassi non disdegnano anche tane secondarie più semplici, utilizzate però soltanto in modo occasionale.






