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orreva l’anno 2015 quando su Internet cominciò a circolare una foto che mandò in crisi milioni di persone in tutto il mondo. Ritraeva un abito da cerimonia: c’era chi guardandolo lo vedeva colorato di bianco e oro, chi invece giurava che fosse nero e blu (che erano poi i suoi colori originali). Diventata virale su Facebook e sulla piattaforma che allora si chiamava ancora Twitter, la foto generò decine di milioni di post e altrettante accese discussioni tra il team #blueandblack e il team #whiteandgold, e persino serissime testate giornalistiche lo definirono “il dramma che sta dividendo il pianeta”. Indicato fin da allora come esempio perfetto di come un’apparente sciocchezza possa raggiungere fama mondiale grazie alla giusta combinazione di fattori, il dressgate servì anche per dimostrare una scomoda verità sulla nostra specie: abbiamo un problema con i colori. Ne vediamo pochi, tanto per cominciare, e anche su quelli non riusciamo a metterci d’accordo; basta la luce sbagliata per confonderci, e due cervelli diversi possono interpretare in modo altrettanto differente lo stesso stimolo; ci sono intere fette dello spettro luminoso che altri animali usano per orientarsi e dare un senso al mondo e che a noi umani sono precluse. È una condizione che ci portiamo dietro da milioni di anni, ed è tutta colpa dei dinosauri.