Un boomerang social tanto sorprendente quanto inaspettato. Perché mai avrebbero pensato di essere fraintesi. Almeno stando a quanto hanno dichiarato a mezzo stampa. Eppure è piovuta una marea di critiche per la scelta del colore dell’anno 2026 da parte dell’Istituto Pantone. Si tratta di cloud dancer, identificato con la tonalità 11-4201: un bianco morbido pensato come tela bianca e metafora di calma, semplicità, introspezione in un mondo percepito come sovraccarico di stimoli. Alcuni detrattori l’hanno definita insensibile e fuori luogo proprio perché il bianco nel dibattito contemporaneo evoca privilegio e blank slate. L’accusa più pesante è una supposta forma di supporto al suprematismo bianco. Ma in un mondo sovraccarico serve un colore che offra spazio mentale, si è difeso l’istituto sul Washington Post. Ogni medaglia ha il suo rovescio e così oggi non basta fare. Occorre pensare e ripensare ad eventuali rischi reputazionali.

Segnali deboli e strategie forti

Che lavoro complesso per il comunicatore contemporaneo, impegnato ad anticipare scenari, sovrapposizioni semantiche, interpretazioni possibili. Ogni scelta va codificata non solo nel qui e ora, ma nel suo potenziale impatto nel medio-lungo periodo. È quanto fotografa la nuova ricerca annuale «Leader della comunicazione 2025», realizzata da Ey con Swg e che mette a fuoco il ruolo trasformativo della comunicazione d’impresa come capitale strategico perché il peso narrativo diventa valore reputazionale. Dai manager intervistati emerge la consapevolezza di una funzione che nelle organizzazioni è chiamata a interpretare contesti geopolitici, sensibilità sociali, linguaggi emergenti. La reputazione è la bussola che orienta le scelte: il 65% la indica come driver della comunicazione, superando la promozione commerciale (23%) e il relationship building (12%). Ecco il paradosso: ai comunicatori si richiede visione, ma le organizzazioni agiscono sull’istantaneità. «Serve una regia che unisca visione di lungo periodo e cicli rapidi, evitando la reattività esasperata. La chiave è il possibile necessario: non tutto ciò che è possibile serve, non ogni canale va occupato. Essere selettivi nelle decisioni di oggi che costruiscono reputazione domani, evitando l’accumulo di messaggi», afferma Alessandro Vanoni, direttore brand, marketing e comunicazione di Ey Italia. Insomma, il comunicatore come architetto di senso per cogliere i segnali deboli e trasformarli in strategie forti.