C’è qualcosa di paradossale nell’usare un frullatore da cucina per produrre grafene. In fondo, stiamo parlando del “materiale delle meraviglie” associato a tecnologie futuristiche. E quindi ci aspettiamo che la sua produzione richieda strumenti altrettanto futuristici. In genere, in effetti, è proprio così.
Per produrre grafene in forma liquida servono grafite purificata (la “mina” delle matite), solventi o additivi particolari, acqua ultrapura e una lavorazione molto accurata. Noi ci siamo chiesti cosa accade provando a produrlo con oggetti e strumenti che abbiamo in casa.
E’ possibile, per esempio, partire dalla grafite recuperata da rifiuti elettronici, usare vecchi giornali per tenerla in sospensione in un liquido, mescolare il tutto in comune acqua di rubinetto e ottenere comunque grafene utile?
Il grafene è molto più resistente dell’acciaio, pur pesando meno della carta o dell’alluminio. È inoltre un eccezionale conduttore di elettricità. Da quando è stato scoperto, poco più di vent’anni fa, viene utilizzato nei powerbank e nelle batterie, nei sensori medici e persino per rendere il cemento più resistente. E dietro l’angolo ci sono molte altre applicazioni pratiche.
Nei telefoni, nei computer portatili e in altri dispositivi elettronici si trovano sottili fogli di grafite usati per disperdere il calore ed evitare il surriscaldamento dei componenti. Quando un apparecchio giunge a fine vita, anche quella grafite fa la stessa fine e diventa rifiuto elettronico. Dal punto di vista chimico, però, resta grafite, e ha tutte le carte in regola per diventare il suo prodigioso cugino: il grafene.







