Rallentare bruscamente quando si avvista un autovelox, superare il punto controllato rispettando il limite e poi accelerare nuovamente appena il dispositivo rimane alle spalle. È un comportamento piuttosto comune sulle strade e viene spesso definito con un’espressione curiosa: “salto del canguro”.

Non si tratta naturalmente di un sistema capace di manomettere o neutralizzare un autovelox. Il principio è molto più semplice: il conducente adegua la propria velocità soltanto nel punto in cui sa di poter essere controllato, per poi tornare eventualmente a superare il limite immediatamente dopo.

Un comportamento che permette di evitare la sanzione soltanto se, nel punto effettivamente sottoposto a rilevazione, la velocità risulta entro i limiti previsti. Ma che può produrre effetti negativi sulla sicurezza e diventare sostanzialmente inutile quando il controllo avviene su un tratto più lungo.

Cos’è il salto del canguro

Il nome descrive proprio l’andamento della velocità: si procede rapidamente, si rallenta in prossimità dell’apparecchio e successivamente si torna ad accelerare. La presenza degli autovelox viene segnalata secondo le disposizioni previste e gli apparecchi possono spesso essere individuati dall’automobilista prima di raggiungere il punto di rilevamento. È proprio questa possibilità a favorire il fenomeno.