Quando si parla di autovelox, il famoso 5% viene spesso interpretato come una sorta di margine che consentirebbe di viaggiare leggermente oltre il limite senza conseguenze. In realtà non funziona esattamente così. Il limite da rispettare rimane sempre quello indicato dalla segnaletica, mentre la normativa prevede una riduzione da applicare alla velocità rilevata prima di determinare l’eventuale infrazione.

La regola stabilisce una riduzione del 5% della velocità, con un minimo di 5 km/h. È quindi il valore ottenuto dopo questa correzione, e non quello inizialmente registrato dall’apparecchio, a essere utilizzato per verificare il superamento del limite e individuare la relativa fascia sanzionatoria.

Questo meccanismo vale sia per gli strumenti che misurano la velocità istantanea sia per i sistemi che calcolano quella media, come Tutor, Vergilius e dispositivi analoghi.

Fino a 100 km/h si sottraggono 5 km/h

La distinzione fondamentale riguarda proprio il funzionamento della riduzione. Quando il 5% della velocità misurata risulta inferiore a 5 km/h, viene comunque applicato il margine minimo di 5 km/h. Se un autovelox registra, per esempio, una velocità di 52 km/h, il 5% corrisponderebbe ad appena 2,6 km/h. Non vengono però sottratti 2,6 km/h, bensì 5 km/h. La velocità considerata ai fini dell’accertamento diventa quindi 47 km/h.