Ai chatbot d’intelligenza artificiale (ia) gli statunitensi chiedono un po’ di tutto, dai consigli sulla salute e i rapporti sentimentali, fino alle grandi questioni esistenziali. Queste conversazioni possono anche sembrare utili o intime, ma non sempre sono riservate.
Un’analisi del Washington Post sui registri pubblici e gli articoli delle testate locali ha rilevato che almeno una decina di volte negli ultimi due anni la trascrizione delle chat con le ia è finita nei documenti processuali. In molti casi le trascrizioni sono state estratte dai dispositivi degli utenti in seguito a una perquisizione di un agente di polizia o ottenute dalla controparte in una causa civile durante la fase di raccolta delle prove. Ma a volte sono state le aziende di ia a inoltrare alle forze dell’ordine conversazioni sospette.
“A meno di non usare un servizio che offre chat temporanee o una versione anonima attraverso un browser che non registra l’attività online, la risposta è no, non si può essere sicuri che la conversazione resti del tutto privata”, spiega Jen King, esperto di privacy dello Stanford institute for human-centered artificial intelligence.
Ecco cosa bisogna sapere sulla riservatezza delle conversazioni con i chatbot.






