HomeTechQuello che racconti a ChatGPT potrebbe finire in tribunale: l’allarme sulle conversazioni con i chatbotLe chat con l’intelligenza artificiale non godono delle stesse tutele previste per le conversazioni con un avvocato o un medico: negli Stati Uniti sono già emersi diversi casi in cui i messaggi sono entrati nei procedimenti giudiziari e cancellarli potrebbe non bastareComunicare con un chatbot non equivale a parlare con il proprio avvocato (iStock)Ricevi le notizie di Quotidiano Nazionale su GoogleSeguiciRoma, 2 settembre 2026 – Confessioni, problemi personali, questioni di lavoro. Ma anche informazioni finanziarie, mediche o legali. Milioni di persone utilizzano ormai i chatbot come interlocutori ai quali raccontare aspetti molto privati della propria vita. Il problema è che quelle conversazioni potrebbero un giorno trasformarsi in prove. A lanciare l’allarme è Malwarebytes, riprendendo un’inchiesta del Washington Post: negli ultimi due anni i giornalisti avrebbero individuato 12 procedimenti giudiziari nei quali sono comparsi registri delle conversazioni con chatbot. Il punto è soprattutto giuridico. Parlare con ChatGPT o altri sistemi non equivale a confidarsi con il proprio avvocato. Le conversazioni con i chatbot non godono infatti automaticamente di un privilegio di riservatezza analogo a quello che può proteggere determinate comunicazioni professionali.
Quello che racconti a ChatGPT potrebbe finire in tribunale: l’allarme sulle conversazioni con i chatbot
Le chat con l’intelligenza artificiale non godono delle stesse tutele previste per le conversazioni con un avvocato o un medico: negli Stati Uniti sono già emersi diversi casi in cui i messaggi sono entrati nei procedimenti giudiziari e cancellarli potrebbe non bastare







