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Un chatbot appare come un interlocutore sempre disponibile, apparentemente neutrale e discreto. La conversazione con un modello linguistico, tuttavia, non equivale a una confidenza privata protetta.
Un’indagine DuckDuckGo condotta su 1.944 adulti statunitensi rivela quanto sia diffusa la tendenza a condividere con l’Intelligenza Artificiale informazioni che non vengono raccontate nemmeno a persone vicine: il 32% degli utenti AI dichiara di averlo fatto, percentuale che sale al 56% tra gli appassionati di tecnologia e al 43% tra i genitori che utilizzano questi strumenti quotidianamente.
Il dato assume maggiore rilevanza considerando il tipo di informazioni affidate: problemi di salute, difficoltà economiche, questioni familiari e pensieri che normalmente resterebbero nella sfera privata. La ricerca evidenzia inoltre che il 53% degli intervistati non sa che molte piattaforme utilizzano le conversazioni per migliorare i propri modelli e solo il 25% è consapevole che una chat può essere richiesta dalle autorità attraverso procedimenti legali.
Chatbot AI: la sensazione di parlare con qualcuno crea falsa sicurezza






