Valentina Falco è il nome che si celava dietro al profilo Instagram La donna a caso. Per sei anni ha monitorato articoli e giornali, trasformandolo nel «più grande osservatorio social sui titoli giornalistici sessisti», come ha scritto Paola Belloni ricordandola il 23 luglio, giorno in cui è stata condivisa la notizia della sua scomparsa. «Sono io quella lì. Ogni tanto vinco il Nobel, vado nello spazio, sono a capo della BCE, sono una ministra della Repubblica» recita così la bio del profilo che ha curato insieme a Michela Murgia, ben 50 edizioni settimanali la Rassegna stampa sessista. E che è tornato attivo dal 3 agosto. «Perché ci sembrava la cosa giusta da fare, tenere vivo un account che per lei, e per noi, ha significato attivismo, socialità e espressione. Io sono stato suo marito e ho molti ricordi di Vale che scriveva su questa pagina, per sperimentare spazi di libertà e mostrare dove si nascondono certe trappole del linguaggio».

Addio a Valentina Falco, il suo “La donna a caso” è stato «il più grande osservatorio social sui titoli giornalistici sessisti»

VALENTINA FALCO VEDEVA LE COSE PRIMA DEGLI ALTRI

Racconta a Domani il marito, che chiede di restare in forma anonima, così come anonima era la presenza di Falco mentre curava il progetto. E che la ricorda come «Una persona che aveva un modo di fare unico e vedeva le cose prima degli altri, che ha lasciato un bellissimo giardino, moltissimi ricordi e un grande vuoto».