Sulla Verità del 28 agosto la professoressa Ginevra Cerrina Feroni ha affrontato le ricadute anche giuridiche della cosiddetta ideologia woke. Sul punto, segnalo alcuni fatti poco conosciuti.

L’ideologia woke e la neolingua nei documenti ufficiali

1. Nella stesura informatica dei documenti ufficiali Usa, l’amministrazione Biden aveva imposto il carattere grafico «Calibri» in quanto più asettico, meno evocativo della storia occidentale e dunque più «inclusivo». L’ amministrazione Trump ha imposto invece il ritorno al carattere grafico «Times New Roman». La cosa ricorda la canzone di Gaber su doccia di sinistra e vasca da bagno di destra: la grafica Calibri appartiene a Peppone, l’altra a don Camillo. Il giudice Usa che dovrà occuparsi dei contenziosi in materia è avvertito.

2. Il Protocollo nazionale sul lavoro agile sottoscritto dal governo Draghi nel dicembre 2021 contiene un curioso preambolo: «L’uso, nel presente Protocollo, del genere maschile è da intendersi riferito ai lavoratori e alle lavoratrici e risponde solo ad esigenze di semplicità linguistica».

Per chi ha fatto le scuole dell’obbligo, un’ovvietà. Ma qui c’è un cedimento politico alla neolingua del politically correct. Trattandosi di un atto normativo, il preambolo impone interpretazione conforme. E poiché nel testo vi sono norme relative alla maternità riferibili solo alle «lavoratrici» e certo non ai «lavoratori», quel preambolo – come segnala il giuslavorista Vincenzo Turco – rischia di creare qualche pasticcio nel caso in cui – per qualche contenzioso – si debba tradurre il testo in altre lingue. Insomma: la neolingua applicata al diritto le cose non le semplifica, ma le complica.