Putin incontra al Cremlino gli inviati di Trump mentre entra in vigore una tregua di tre giorni. Territori occupati, centrale di Zaporizhzhia, garanzie di sicurezza e ruolo dell’Europa: i principali ostacoli sulla strada verso un accordo di pace
È una situazione «non semplice» quella del negoziato per mettere fine al conflitto in Ucraina, come ha sottolineato Vladimir Putin durante i colloqui durati circa tre ore al Cremlino con gli inviati americani Steve Witkoff e Jared Kushner. L’incontro è avvenuto dopo che Donald Trump aveva annunciato, venerdì, una «proposta per mettere fine alla guerra» che i suoi due rappresentanti avrebbero portato a Mosca. Intanto, comunque, missili e droni russi smettono di cadere su Kiev per tre giorni, dopo un crescendo di fuoco abbattutosi sulla città e la sua regione negli ultimi dieci giorni. Putin ha infatti dichiarato una tregua nei raid per consentire ai negoziatori di Washington di raggiungere per la prima volta, domenica, la capitale ucraina.
Ma, a più di quattro anni dall’inizio dell’invasione russa dell’Ucraina, i contatti tra Mosca e Kiev non sono ancora riusciti a trasformarsi in un vero percorso verso la pace. Nel corso del conflitto si sono susseguiti tentativi di mediazione, brevi cessate il fuoco e scambi di prigionieri, senza però arrivare a una svolta decisiva. E anche oggi, nonostante la ripresa dei contatti ad alto livello, restano profonde le distanze sui principali nodi del negoziato.











