Si è aperto tra pragmatismo logistico e freddezza diplomatica l’atteso faccia a faccia al Cremlino tra Vladimir Putin e gli inviati speciali del presidente statunitense Donald Trump, Steve Witkoff e Jared Kushner. Al centro di colloqui durati diverse ore, la proposta di Washington per mettere fine alla guerra in Ucraina. L’incontro ha prodotto una fragile tregua aerea di tre giorni, utile a consentire il viaggio dei mediatori verso Kyiv, ma il Cremlino ha subito smorzato ogni entusiasmo, opponendo un secco no a qualsiasi cessate il fuoco stabile che non recepisca le pesanti rivendicazioni territoriali e strategiche di Mosca. Un avvio in salita: attese, rituali e la tregua dei tre giorni
La missione è cominciata sotto il segno dell’incertezza. Witkoff e Kushner sono atterrati all’aeroporto di Vnukovo poco prima delle 13, a bordo di un Boeing dell’Air Force partito dagli Stati Uniti con scalo a Helsinki. Ad accoglierli, il consigliere presidenziale Kirill Dmitriev, che su X ha scritto: «Benvenuti a Mosca ai pacificatori».
Il colloquio con Putin è iniziato però soltanto sette ore più tardi, verso le 20, dopo che il leader russo aveva dato precedenza ad alcuni impegni interni, tra cui l’inaugurazione online di un parco divertimenti e della stazione ferroviaria suburbana “Falce e martello”. In apertura, Putin ha definito la trattativa «non semplice». Per agevolare la missione è stato concordato un fermo temporaneo dei raid: Mosca ha dichiarato una tregua aerea di tre giorni – dalla mezzanotte di sabato a quella di martedì – sospendendo i lanci di missili e droni su Kyiv così da permettere ai mediatori di raggiungere la capitale ucraina in treno (lo spazio aereo resta chiuso dal 2022).










