Per un’ora la diplomazia ha tentato di sovrastare il fragore delle armi, nel tentativo di riattivare un canale negoziale concreto per mettere fine alla guerra in Ucraina. Nel colloquio dell’8 settembre 2026, il presidente statunitense Donald Trump ha rivolto al leader russo Vladimir Putin una richiesta esplicita: chiudere il conflitto in modo rapido e definitivo, auspicabilmente entro la conclusione del proprio mandato alla Casa Bianca. Da Mosca la conversazione è stata definita “costruttiva” e “franca” ed è durata esattamente sessanta minuti.

Il contatto ha rappresentato l’apice di una fitta offensiva diplomatica condotta dagli inviati personali del capo della Casa Bianca. Solo pochi giorni prima, nel fine settimana del 5 settembre, Steve Witkoff e Jared Kushner avevano portato a termine una missione ad alta visibilità: circa tre ore di colloquio con Putin al Cremlino, seguite il giorno successivo da un passaggio a Kiev per ascoltare le valutazioni del presidente ucraino Volodymyr Zelensky. Nel dialogo dell’8 settembre, i due capi di Stato hanno passato in rassegna i punti e le ipotesi emersi in quelle consultazioni a navetta.

Secondo i resoconti diplomatici, il perno della strategia di Donald Trump sarebbe un incentivo di natura economica, elemento centrale del suo approccio negoziale in politica estera. L’ex presidente avrebbe prospettato a Vladimir Putin che un’intesa definitiva sull'Ucraina aprirebbe la strada al ripristino pieno e duraturo dei rapporti tra Washington e Mosca, con rilevanti ricadute sul piano commerciale e degli investimenti. Questa impostazione, tuttavia, si scontra con ostacoli di notevole complessità.