In Italia, dove i grandi patrimoni fanno una fatica enorme a tradursi in filantropia e gli importi donati sono davvero irrisori e poco strutturati, una ricerca di Finer-Fondo filantropico italiano rivela un fenomeno che oggi appena si scorge in controluce, ma che presto potrebbe portare a cambiamenti interessanti: ci sono evidenze chiare, dice lo studio, di «come le donne e le generazioni più giovani, alle quali faranno capo in futuro quote crescenti della ricchezza finanziaria complessiva, abbiano una propensione maggiore alla donazione e al coinvolgimento nelle cause sociali».

Due giovani realtà filantropiche generate proprio da donne cominciano a dare forma a questa propensione: certamente non spostano di un soffio, per il momento, i pesi della grande ricchezza nazionale, ma iniziano a segnare solchi interessanti e a indicare direzioni – culturali e finanziarie – scegliendo modelli di filantropia innovativa, ma già collaudatissima all’estero, modelli collaborativi o segnati da una forte attitudine comunitaria, certamente snelli, strategici, strutturati e perciò efficaci e di impatto, in cui chi dona, peraltro, lo fa sempre in maniera consapevole, ricercando anche una profonda esperienza di vita.