A 41 anni Francesco Gondolini ha già vissuto almeno tre vite: una da ingegnere e capo ufficio tecnico della Cmc in Mozambiko e Sudafrica, una come viaggiatore che ha girato il Sudamerica e l’Africa in bicicletta per tre anni – rientrando a casa nel primo giorno di lockdown – e una, quella attuale, come professore di Matematica all’Istituto tecnico Oriani di Faenza. Quest’estate, però, Gondolini ha rimesso i piedi sui pedali e attraversato sette paesi lungo le sponde del Danubio in un viaggio di cinque settimane. Gli stessi giorni in cui una siccità senza precedenti ha fatto riaffiorare sul fiume che attraversa l’Europa dall’Atlantico al Mar Nero isolotti, spiagge, reperti di guerra e causato lo spegnimento dei reattori nucleari.
Gondolini, l’itinerario? "L’idea era di seguire una delle piste ciclabili europee EuroVelo, abbiamo optato per la 6 che segue il corso del fiume. Io e l’amico basco Beñat ci siamo trovati a Vienna, di lì siamo passati in Slovacchia, Ungheria, Croazia, Serbia, Bulgaria e Romania. Da Bucarest sono tornato in aereo".
Qui arrivavano le notizie della siccità. Si vedeva? "Vedevamo delle spiagge e degli isolotti che i locali poi ci spiegavano che non averbbero dovuto esserci. Quando siamo arrivati a Budapest il fiume aveva appena restituito una motocicletta risalente alla Seconda Guerra Mondiale e i cadaveri, perfettamente conservati e vestiti, di due soldati. Oltre che i resti del ponte che era stato bombardato. Nelle città, poi, si vedevano le discese per le barche che non arrivavano in acqua e le banchine troppo alte. Poi, è arrivata la notizia che in Romania e Ungheria erano stati spenti i reattori nucleari per il bassissimo livello del Danubio, la stessa energia che serviva per alimentare i condizionatori in un’estate che anche lì caldissima".









