Firenze, 6 settembre 2026 – La vocazione arrivò a 13 anni, in una vetrina della Galleria del Costume di Pitti: un abito antico, capì, racconta la società che lo ha cucito prima del corpo che lo ha portato. Da allora Massimo Cantini Parrini ne ha raccolti oltre 4.500, dal 1630 in poi: un armadio che ragiona da biblioteca. Fiorentino cresciuto tra gli spilli della nonna sarta, allievo di Piero Tosi, vive a Roma, dove c’è Cinecittà. Ha vestito tre volte Garrone (Il racconto dei racconti, Dogman, Pinocchio), il Cyrano di Joe Wright, la Callas di Angelina Jolie, Maria Antonietta prima della lama in Le Deluge. Due candidature agli Oscar, sei David di Donatello e l’apertura di Milano-Cortina 2026, centinaia di costumi in sei mesi. Vive a Roma, torna a Firenze come a un peccato originale e insegna al Polimoda.

Firenze ha esportato due regine di Francia, Caterina e Maria de’ Medici. È la regola della città: i talenti si spediscono fuori? Si sente esportato o sfrattato?

“Esportato volontariamente. Firenze ti dà moltissimo, ma poi sembra quasi aspettarsi che tu vada altrove a dimostrare che quel che ti ha dato è servito a qualcosa. Io sono partito perché per fare cinema dovevo andare a Roma. Non mi sono mai sentito sfrattato, però qualche volta ho avuto l’impressione che Firenze si accorgesse di me soprattutto quando qualcun altro, fuori, si era già accorto di me”.