Quel sabato del novembre 2007 sullo spezzino indugiava un sole mite e il magazziniere Maurizio Cioni, 49enne di Follo, era felice. Si era alzato all’alba per andare a caccia, barba, doccia, abiti comodi. Era pronto per una giornata perfetta. Del resto, aveva fissato da giorni quella data per concedersi qualche ora diversa, controllando le previsioni meteo e preparando il necessario per la battuta. E così quando inizia a schiarire Maurizio è già fuori casa alla volta di Vezzano Ligure per ritirare i cani che lo seguiranno per tutta la giornata. Poi il programma prevede che dovrà spingersi fino alla vicina Toscana, nella macchia e nei boschi di Pallerone, frazione di Aulla, in provincia di Massa Carrara. Meno di mezz’ora in auto e poi, finalmente, in mezzo alla natura. Maurizio ama i cani e nutre un sentimento speciale per Birba, la sua inseparabile compagna di caccia. Quel giorno, invero, più che un’uscita in piena regola è attività di bracconaggio ma Cioni non se ne preoccupa più di tanto, pensa solo a divertirsi. La giornata scivola via veloce. Cioni arriva a Pallerone, parcheggia l’utilitaria, percorre numerosi sentieri che si dipartono dal paese. Una battuta che doveva concludersi all’imbrunire. Maurizio era infatti atteso per cena dalla sua seconda moglie, Clara Maneschi. La tavola è pronta, ma del cacciatore non c’è traccia. Nessuno è tornato a casa. Nessuno ha chiamato. Le ore passano fino a quando il buio si fa fitto e Clara inizia davvero a preoccuparsi. Chiama qualche parente, raggiunge al telefono gli amici di Maurizio e alcuni compagni di caccia. Nessuno l’ha visto o sentito. Nessuno sa niente. E ormai notte fonda quando chiama le forze dell’ordine per denunciare la scomparsa del marito. All’alba scattano le ricerche. Protezione civile, volontari e vigili del fuoco battono la zona ma, per fortuna, il cellulare ancora acceso dell’uomo aiuta a localizzarlo. Il segnale arriva da una radura alle spalle del cimitero di Pallerone. E lì, tra la vegetazione, si trova il magazziniere, ucciso da un colpo di fucile. Una disgrazia durante la caccia, un omicidio deliberato dopo un diverbio finito male? Nei primi momenti, i militari della caserma di Pontremoli ipotizzano un incidente; magari Maurizio è stato raggiunto dal colpo di un altro bracconiere, partito per errore o forse è stato proprio il suo fucile a sparare accidentalmente. E così per giorni si ipotizza che un altro cacciatore di frodo, impegnato a cercare cinghiali, abbia confuso i rumori fatti da Maurizio quelli tipici dell’animale di grossa taglia per poi sparare e ucciderlo. Ad aiutare queste deduzioni, il tipo di traiettoria ricostruita nelle indagini e anche il rinvenimento vicino al cadavere di un sabot, quel tipico involucro di plastica che incamicia il proiettile, riducendo l’attrito e migliorando la stabilità e la precisione. Intanto, la procura dà il nulla osta alla sepoltura e così vengono celebrati i funerali. In prima fila la moglie, le figlie avute dal primo matrimonio, Jessica e Pamela, e poi gli amici di paese, i colleghi di lavoro, i compagni delle battute di caccia. In chiesa e per tutta la cerimonia, alcuni investigatori in borghese osservano, cercano di cogliere quei piccoli segnali di disagio, chiusura, freddezza, imbarazzo. Alcuni inquirenti sono infatti convinti che si debba approfondire l’ipotesi di un omicidio volontario. A richiamare l’attenzione è soprattutto un operaio dell’Enel, amico di Maurizio. Giordano Trenti, 45 anni, è un compagno di tante battute di caccia della vittima, con le giornate trascorse insieme in Lunigiana. Si attivano le intercettazioni telefoniche, vengono eseguiti alcuni sopralluoghi. Ma dodici giorni dopo la morte di Maurizio avviene l’inimmaginabile. Viene trovato morto in mezzo a un bosco anche Trenti. La dinamica della morte sembra la stessa, anche lui è stato ucciso da un colpo di fucile in pieno petto. Ma stavolta alcuni bigliettini trovati vicino al cadavere fanno pensare che l’uomo abbia deciso volontariamente di togliersi la vita. Le frasi enigmatiche alimentano dubbi: “Io non so chi abbia ucciso Maurizio – si legge nel primo – ma questa cosa proprio non riesco più a sopportarla”. E poi un pensiero incoraggiante, rivolto a moglie e figlie: “Ce la farete anche senza di me”. Queste parole portano a ulteriori approfondimenti. E così viene sentita come testimone per sei lunghe ore la vedova di Maurizio, Clara Maneschi. Messa alle strette, la donna racconta come il rapporto con Maurizio iniziato nel 1999 si era deteriorato dopo anni di puro amore, quando entrambi si occupavano della casa e le giornate trascorrevano serene. Ormai, si trattava solo di ricordi. E così nella vita di Clara si era affacciato Giordano, amico d’infanzia di Maurizio, il suo compagno di caccia. Nei primi tempi il rapporto era d’amicizia, le due coppie si frequentavano ma mese dopo mese Giordano si era innamorato di Clara tanto da volerle assicurare un nuovo futuro. Lei aveva fatto di tutto per resistere: “ero diventata come una geisha”, pur di ritornare indietro. Con Maurizio. Ma così non era stato, Giordano si era fatto sempre più pressante, aveva promesso a Clara di essere pronto a uccidere il rivale d’amore e a far passare il delitto come un incidente. In realtà, la donna forse pensava che questo folle piano di Giordano avrebbe permesso a lei di frequentare il suo vero amante, Giovanni, padre di tre piccoli bambini e residente a Carrara. Quando Trenti scopre questa dura realtà pur di interrompere la relazione clandestina di Clara ed avere la sua amata, fa la spia con lo stesso Maurizio, con la moglie di Giovanni, mettendoli di fronte ai tradimenti. Liti furibonde, ruvidi confronti, telefonate infuocate: passano giorni d’inferno fino a quando Giordano capisce di non essere corrisposto, non regge e si uccide. Si scoprirà che Clara aveva aiutato Trenti a preparare l’agguato, avvertendo il futuro assassino che il marito sarebbe uscito per andare a caccia. Quella mattina, Trenti raggiunge l’amico, si informa di dove andrà e prepara l’imboscata. Clara viene arrestata per concorso in omicidio e verrà poi condannata a quindici anni di carcere.
Due amici, un’amante e una battuta di caccia finita in tragedia
Nel 2007 nello spezzino l’omicidio di Cioni e il suicidio del suo assassino








