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I ricordi s’accavallano e attraversano da ore, senza sosta, la mente di Pietro Scintu, 76 anni, un nome che, prima di martedì mattina, non significava nulla negli archivi della polizia giudiziaria. Niente di niente, nemmeno un’infrazione al codice della strada, raccontano nel quartiere di Schiavonea dove vive. Un uomo tranquillo, sposato con Carmela Bifano da 35 anni, dalla quale ha avuto un unico figlio. Una vita che, improvvisamente, ha cambiato passo, spezzandosi nel sangue della campagna di Villaggio Frassa, a Corigliano. La pm Anastasia Angrisani lo ha sottoposto a fermo con l’accusa di aver assassinato la donna con cui aveva condiviso quasi metà della sua esistenza. Lui nega, continua a farlo.
Il suo mondo adesso è racchiuso dentro una cella. È lì da mercoledì mattina, al riparo da tutti e da tutto, in attesa della convalida. Ieri ha ricevuto in carcere la visita del suo legale, l’avvocato Leonardo Graziadio, davanti al quale ha ribadito la propria innocenza.
Scintu racconta da giorni di non aver mai alzato un solo dito contro quella donna che, in casa, rappresentava il riferimento per tutti: «Amavo Carmela». Era lei a portare i pantaloni. A gestire le finanze, i fitti delle case, i rapporti di lavoro con gli operai che lavoravano nel loro fondo di Torre Voluta e i rapporti commerciali con le aziende che acquistavano la loro frutta. E proprio con una di queste, attiva nella vendita di agrumi nella Sibaritide, la coppia era in causa da anni per un mancato pagamento: un credito di circa 40mila euro. Persino per la ricarica del telefonino, racconta Scintu, «dipendevo da mia moglie». È questo il muro che il 76enne ha eretto a difesa della propria versione e che, almeno per ora, resta saldamente in piedi.








